Gioco
La badante russa decide di non parlare «Chiamo l’avvocato»
La donna ha paura di altre ritorsioni da parte dei proprietari Decine gli inquilini che denunciano di pagare l’affitto in nero
MASSA. Maria, questo il nome di fantasia della russa che si è vista portare via le finestre di casa da due operai chiamati dai proprietari dell’appartamento che le avevano dato in affitto, è una ragazza minuta con i capelli rossi che dimostra meno degli anni che ha (25). Il giorno dopo il clamore che il suo caso ha suscitato sui giornali e le televisioni sceglie la via del silenzio, chiede ai cronisti di non assillarla con le domande perché non può rispondere. «Prima parlo con il mio avvocato», dice sorridendo. Garbata questa donna dell’est, con le mani tutte screpolate per il lavoro da badante che fa per potersi mantenere e dare una speranza di un futuro migliore alla sua bimba di sette anni.
Per vedere riconosciuti i suoi diritti Maria dovrà andare in un’aula di tribunale e difendersi dall’accusa che i padroni di casa le fanno: aver cacciato l’anziano invalido di cui si prendeva cura. Accusa che se confermata farebbe cadere anche la denuncia di pagamento in nero dell’affitto. Insomma, deve stare attenta a come si muove. E così preferisce starsene in silenzio, poi quando avrà qualche certezza in più parlerà.
È una donna spaventata, quasi smarrita. Ha ancora in mente quel pomeriggio del 14 febbraio, quando gli operai sono arrivati a c asa sua dicendole che dovevano aggiustare le finestre e invece si sono portati via gli infissi lasciando lei e la sua figlioletta al freddo. E in quelle serate i teli di nylon non servivano a ripararla. Povera ragazza. E tutto perché si è rivolta a un sindacato degli inquilini denunciando il pagamento in nero dell’affitto. E per questo ha ottenuto anche un canone bassissimo, per aver fatto recuperare i soldi allo stato.
Quello di Maria è soltanto il caso più eclatante, per i risvolti che ha avuto. Sono alcune decine gli inquilini che si sono rivolti all’Agenzia delle entrate di Massa-Carrara denunciando di pagare al proprietario di casa un affitto in nero. La maggior parte di loro, almeno l’ottanta per cento, ha potuto registrare il contratto senza bisogno del padrone dell’immobile e ha ottenuto in cambio un contratto di locazione di otto anni (4+4) a prezzi stracciatissimi.
Perché chi fa scoprire il nero ottiene di pagare un canone pari al triplo della rendita catastale. Un’inezia. Giusto per fare un esempio: se uno paga 500 euro al mese in nero, denunciando l’evasione si ritrova a pagare un equo canone da 150 euro al mese. E su questi soldi il padrone di casa ci paga pure le tasse. Una doppia beffa per il furbetto, una doppia vittoria per lo Stato. Ma non è facile ottenere questi benefici per gli inquilini perché è vero che l’Agenzia delle entrate apre un’istruttoria per ogni segnalazione che arriva nei suoi uffici, ma poi bisogna dimostrare di essere in affitto e di pagare la pigione in nero.
Come? L’ideale sarebbe il bonifico in banca per cristallizzare il pagamento dell’affito, ma nessun proprietario è così fesso da cadere nel tranello. In mancanza delle prove dei pagamenti allora serve una scrittura privata tra le parti e se proprio non c’è neppure quella allora servono le bollette di luce e gas a proprio nome e per quell’indirizzo.
Proprio come ha fatto Maria, anche se non credeva finisse così.
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