Attenzione
«E’ ora che gli industriali paghino di più»
Enrico Nori fa le carte alle prossime elezioni: «Un gran minestrone di candidati, non ho dubbi che Zubbani sarà rieletto»
CARRARA. «Un minestrone»: così Enrico Nori, speech-writer di Gianni Agnelli, Cesare Romiti e molti altri vip, ex direttore della Fondazione Agnelli, fotografa le prossime amministrative e il gran numero di candidati a sindaco (dieci) e al consiglio comunale (quasi cinquecento). Un’espressione colorita, non c’è che dire, ma il quadro complessivo che tratteggia è tutt’altro che a colori, semmai è grigio. «Questo minestrone - spiega - è un primo riflesso, anche alle amministrative, di quell’agonia dei partiti avviata dal governo tecnico, anche se non nella misura che vediamo a livello nazionale. Certo, dei partiti non si può fare a meno, ma dopo il 2013 non ci saranno sicuramente le stesse aggregazioni che siamo abituati a vedere oggi. Le amministrative di Carrara arrivano prima degli sconvolgimenti che immagino ci saranno alle prossime politiche, e allora si risponde moltiplicando i candidati e ricorrendo in forza alle liste civiche, altra tendenza che ritengo destinata ad esplodere in misura ancor maggiore in futuro. Altra complicazione – aggiunge – la mia amica Elsa Fornero ha fatto una buona riforma del lavoro, le tensioni che vediamo oggi nei partiti per la sua riforma avranno alla lunga altri riflessi».
D’obbligo una breve digressione. Quindi Nori conosce il ministro del momento: «Sì, bene. Diciamo che ho “cresciuto” suo marito Mario Deaglio, lei l’ho conosciuta oltre trent’anni fa, quando erano fidanzati. Elsa Fornero ha sempre studiato i temi del lavoro, ha sempre avuto una grandissima determinazione e sta dimostrandosi anche una fine politica. Lui al contrario non ha mai voluto fare altro che non il professore. A dire il vero ho conosciuto anche Mario Monti, quando era nel cda della Fiat: un po’ freddo, ma preparatissimo».
Torniamo a fare le carte alle prossime elezioni.
«Il punto è capire quanto inciderà l’agonia dei partiti, intanto penso che il primo effetto sarà una forte dose di astensionismo. Sull’esito del voto, non credo ci siano dubbi: un altro Nori, capace di portare il candidato di una maggioranza così vasta al ballottaggio, in giro non ce n’è. Zubbani vince di sicuro, penso al primo turno. Di Zubbani si può dire una cosa: nel suo primo mandato Carrara non è cambiata in meglio, ma neppure in peggio, ed è già tanto in questi tempi di crisi. Ha puntato tutto sulla via dei marmi, e può darsi davvero che abbia costruito le basi per cambiare nel prossimo mandato. Davvero, non mi aspettavo di più, con questa crisi».
La crisi è ancora così pungente?
«La luce in fondo al tunnel la vedremo forse dal prossimo anno, e bisogna vedere cosa succede in Cina. Il nostro Paese ha problemi enormi, basti pensare che la Fiat ha una sovrapproduzione del 15 per cento. Carrara ha fatto la via dei marmi, il resto era difficile. Si parlava di puntare sul turismo, ma qui non c’è la tradizione turistica, a Marina non ci sono più alberghi. Da 22 anni, arrivi in autostrada a Carrara e vedi sempre lo stesso scheletro del Marble; poi fai un giro, e trovi il cratere al posto del Mediterraneo, sembra di essere a Beirut. A Torino, le assicuro, non sarebbe stato possibile che succedessero cose simili, che ci fossero rinnovi su rinnovi. Il carrarino permette di tutto. A Carrara centro poi, la sera alle 9 sembra che sia scoppiata la bomba atomica. C’è anche un problema di borghesia: dopo aver costruito il vecchio ospedale, si sono isolati, non hanno più fatto niente per la loro città. Sicuramente, quando mi candidai io, non mi hanno votato, per paura che gli pestassi i piedi. A loro sta bene così: che una delle città più di sinistra d’Italia, abbia fatto fare ai ricchi i loro comodi. Nell’ultima Stalingrado d’Italia, vendono a tot la tonnellata, mi dicono anche a più di duemila euro certi marmi, e al Comune ne danno un’inezia. E’ incredibile. Ecco tornando a Zubbani, questo sì, non è ammissibile che non sia ancora riuscito a farsi pagare di più dagli imprenditori del marmo. Avrebbe dovuto accelerare. Il problema principale è lì. Per il resto, è molto presente, è dovunque ci sia una manifestazione. In questo mi ricorda Diego Novelli, in fondo è importante anche farsi vedere».
Lei era il candidato di centrodestra, era della società civile. Come giudica la scelta del Pdl di puntare sul capogruppo uscente?
«Secondo me, il Pdl avrebbe dovuto puntare su qualcuno della società civile, ammesso che esista. Ricordiamo che il Pdl è un partito personale, e più il tempo passa, più avrà difficoltà, perché sarà difficile schiodare Monti da lì. Difficoltà che credo incontrerà anche il Pd, in tempo più ravvicinati soprattutto sull’articolo 18. Degli altri candidati, non credo che possano incidere più di tanto».
E che ci sono 480 candidati al consiglio, cosa ne pensa?
«Ho l’impressione che in generale molti interpretino la politica come mestiere e non come servizio. Le difficoltà dei partiti tradizionali, portano alla moltiplicazione delle liste civiche e delle ambizioni. E non è un caso che anche Zubbani insista per la sua lista civica».
Lei diceva che il sindaco avrebbe già dovuto pretendere di più dalle cave. Ma non è che ci siano dei freni dei poteri forti?
«Io ai poteri forti non ci credo. Siamo noi che li facciamo forti. Quando ero in consiglio comunale dicevo sempre che bisognava tassare 3-4 volte di più i blocchi che vengono esportati grezzi rispetto a quelli che vengono lavorati qui, ma nessuno ha mai voluto approfondire la proposta, e così la lavorazione in loco ormai quasi non esiste, a parte pochissime eccezioni. Insisto: qui bisogna fare in modo di far pagare di più gli industriali del marmo, è l’unico modo per migliorare Carrara».
Massimo Braglia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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