Proteste
Olga, è scontro fra Comune e Procura
Gli uffici di stato civile replicano a Giubilaro: noi abbiamo inviato subito l’attestato di morte al consolato ucraino
CARRARA. Guerra fredda, e a distanza, fra Comune e Procura. La vicenda di Olga Kogut, la 31enne ucraina morta di fame e di sete, con in grembo la sua creatura, il 26 febbraio scorso, in una tenda nella zona industriale di Nazzano, dove viveva ormai da tempo con il compagno marocchino, diventa un giallo internazionale. Con un rimpallo di responsabilità su chi doveva avvisare il consolato ucraino e sul perché quel corpo è stato sepolto, esumato, e rimesso in obitorio.
«Dalla Procura il nulla osta alla sepoltura» Dall’Ufficio di stato civile fanno chiarezza. Documenti alla mano replicano a quanto sostenuto dal procuratore capo Aldo Giubilaro nella lettera inviata al consolato ucraino. Quella missiva in cui, fra l’altro, viene ribadito che non è compito dell’Autorità giudiziaria la gestione della salma e che, comunque nel primo provvedimento della Procura, era stata restituita. «Fermo restando - è stato precisato da Giubilaro - che restasse a disposizione di questa autorità giudiziaria». Ma allora perché il corpo di Olga è stato sepolto? E, soprattutto, è stato Palazzo civico a “sbagliare”? A questa accusa gli uffici di stato civile del Comune rispondono facendo riferimento al fax inviato il 28 febbraio, due giorni dopo la morte di Olga, dalla Procura e firmato dal pm Rossella Soffio. Dove viene messo, nero su bianco: «Il nulla osta al seppellimento del cadavere - si legge - con espresso divieto di adibire il cadavere al scopo di studio e ricerche scientifiche, dovendo continuare rimanere a disposizione della giustizia per qualsiasi evenienza». Il feretro è stato tumulato, a spese del Comune il 29 febbraio
La convenzione internazionale. E’ finita al centro della vicenda relativa alla morte di Olga Kogut la convenzione consolare fra Italia e Ucraina, del 23 dicembre 2003. Secondo questa convenzione, in caso di morte di un cittadino ucraino sul territorio nazionale, deve esserne data tempestiva comunicazione. E di questa, definita da lui stesso “mancanza” il procuratore capo si è scusato con il consolato, sottolineando anche che, trattandosi di attività amministrativa, quell’atto avrebbe dovuto essere compiuto dal Comune. Non dalla Procura. Ma, anche su questo punto, gli uffici di palazzo civico rispondono con i fatti. O meglio con un documento (del 29 febbraio, protocollato il 3 marzo) inviato all’Ambasciata ucraina, in via Ludovico Breme a Milano. In cui si legge che: «Per i provvedimenti di competenza si rimette, in allegato, copia integrale atto di morte relativo a Olga Kogut, nata in Ucraina il 9 giugno 1981». E l’atto di morte viene inviato dagli stessi uffici carraresi anche al Comune di Massa, dove era residente la giovane ucraina.
l giallo dell’esumazione. A richiedere l’esumazione di Olga, con un nulla osta dell’Ambasciata ucraina (di cui copia è contenuta nel fascicolo degli uffici di stato civile comunali) sono stati, i primi di marzo, i parenti di Olga, attraverso un’agenzia funebre internazionale che si è presentata, da Milano, al cimitero di Turigliano. Dimenticando che, proprio come recita la convenzione consolare, l’Ambasciata non ha alcuna facoltà di dare il nulla osta per esumazione trasferimento del feretro. Cosa che spetta solo all’Autorità giudiziaria. Ed è stato proprio appellandosi all’impossibilità di predisporre senza il via libera della Procura, il passaporto mortuario, che l’ufficio comunale ha negato il consenso al trasferimento della salma. Che è ancora in obitorio, in attesa della fine delle indagini.
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