Finanza
Processo Iraq: parte il sequestro dei beni
Il tribunale blinda, a scopo conservativo, gli immobili dei 4 professionisti condannati in primo grado
CARRARA. Processo Iraq: dopo le pesanti condanne (in primo grado) del febbraio scorso, parte il sequestro conservativo di alcuni beni immobili dei quattro professionisti coinvolti nella vicenda della maxi truffa legata alla fornitura di marmo per una moschea a Bagdad.
Il provvedimento di sequestro conservativo è stato emesso dal tribunale di Torino nei confronti dell’imprenditore del marmo Paolo Dazzi (condannato in primo grado a 7 anni e mezzo), la moglie e ex giudice Laura Donatiello (condannata a sei anni), e degli avvocati carraresi Rinaldo Reboa e Giancarlo Lattanzi (condannati a 6 anni ciascuno).
Ricordiamo che Paolo Dazzi, Rinaldo Reboa, Giancarlo Lattanzi e Laura Donatiello sono stati condannati, al termine di un lungo processo relativo a una vicenda degli anni Novanta, per bancarotta propria (è stato riqualificato il reato di bancarotta fraudolenta) con l’aggravante dell’ingente danno. E anche per abuso di ufficio in concorso.
Ma non solo: il tribunale di Torino aveva parlato anche di cifre. E aveva stabilito, nel dispositivo della sentenza del 16 febbraio scorso, che dovranno essere restituiti 7 milioni e mezzo di euro (7.503.258,53 per la precisione). Soldi che, stando a quanto stabilito dal tribunale proprio i cinque professionisti avranno l’obbligo di rendere alla Unicredit spa (già Banca di Roma) e per essa alla Cancelleria civile del tribunale di Massa, in qualità di depositaria. Il tutto entro 30 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza.
In sostanza si tratta di quei beni congelati dell’Iraq, presso l’istituto di credito (nell’ambito del processo rappresentanto dall’avvocato torinese Nicola Lauro), fatti pignorare a suo tempo dall’allora giudice Donatiello. Ora quei soldi dovranno tornare alla banca, e in seconda battuta allo stato dell’iraq (rappresentato dall’avvocato Luigi Chiappero di Torino).
Ed è proprio per avere garanzia su questa cifra, anche se lo ricordiamo dovrà essere restituita entro trenta giorni dal passaggio in giudicato della sentenza, che il tribunale, su espressa richiesta del legale della Unicredit, avrebbe ordinato il sequestro conservativo dei beni immobili dei cinque professionisti condannati in primo grado.
Il sequestro, di cui hanno dato conferma ieri i legali torinesi, sarebbe già partito, proprio in questi giorni.
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