Il Tirreno

«Erre Erre non si tocca» E Cermec chiude i cancelli

«Erre Erre non si tocca» E Cermec chiude i cancelli

Muro umano e ruspe per non far entrare chi ha comprato pezzi dell’impianto Bosetti e i sindaci: deve essere recuperato e tornare alla collettività

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MASSA. Quando incrociano le braccia, gli operai lo fanno per dire no alle richieste del datore di lavoro. Ieri, invece, al Cermec i dipendenti lasciano le loro postazioni su esplicita richiesta del presidente Ugo Bosetti. Con uno solo scopo: non far entrare nessuno al Cermec. E soprattutto ad Erre Erre: l’impianto, che avrebbe dovuto produrre combustibile e chiudere il ciclo dei rifiuti, è sotto sequestro da maggio. Mai entrato in funzione al 100%, è al centro di un’inchiesta della Procura. In estate la società, con sentenza del giudice Sgambati, è dichiarata fallita. Ma prima di quel fallimento c’è stata un’asta (il 2 maggio). Ieri la società che a quell’asta si è aggiudicata alcuni macchinari si presenta per dare un’occhiata. Ma l’accesso è off limits.

Tutti di fronte all’ingresso, operai ed impiegati, un muro umano. E se rimane un varco, a chiuderlo ci pensano camion e ruspe: al Cermec non si entra, ma, soprattutto, non si transita. Impossibile, quindi, raggiungere il confinante impianto di Erre Erre. Un testa a testa: da una parte un privato che i macchinari li ha legittimamente acquistati, dall’altra il pubblico (Cermec è nelle mani dei comuni di Massa e Carrara) che dimostra senza mezzi termini le sue intenzioni: riappropriarsi dell’impianto, «restituirlo alla collettività».

Una mattinata movimentata. È mezzogiorno quando Ugo Bosetti, presidente del Cermec, scopre che la Montalbetti, la società che appunto ha acquisito all’asta i macchinari di Erre Erre, sta arrivando per verificarne le condizioni. Non perde un attimo, chiama i dipendenti e chiede il loro aiuto. Il suo messaggio è chiaro: «Cermec di Erre Erre era socio, è soggetto danneggiato tanto da essersi costituito parte civile nel procedimento che riguarda la nascita dell’impianto». Tradotto: opponiamoci. E gli operai accettano. Cermec teme che i macchinari in questione, ancora all’interno dell’ impianto siano portati via. Sarebbe la fine. Invece in un futuro di Erre Erre Bosetti spera eccome e con lui anche i sindaci Roberto Pucci e Angelo Zubbani (vedi articolo accanto). L’idea è che il pubblico possa riacquisire Erre Erre: con la produzione delle bricchette il ciclo dei rifiuti sarebbe chiuso e il peso della nostra Provincia all’interno dell’Ato crescerebbe. E non di poco. Quindi dipendenti e ruspe a bloccare l’accesso. Si interrompe anche il conferimento dei rifiuti. Dalle 12 alle 15,30 i camion di Asmiu e Amia (le società massese e carrarese di raccolta) non entrano più. Arriva anche il Noe (nucleo ecologico dei carabineri), nel tentativo di evitare tensioni e fare chiarezza.

Ma nessuno entra. Sono le 15, 30 quando Ugo Bosetti, fianco a fianco con i carabinieri, valica i cancelli. Parla con il titolare della Montalbetti e con il suo legale, l’avvocato Anderloni. Un colloquio breve.

E il risultato è che il presidente rientra e ringrazia i dipendenti: possono tornare al lavoro, nell’impianto non entra nessuno. Per ora Cermec tira un sospiro di sollievo, adesso di tratta di capire (vedi articolo accanto) se la società avesse titolo per entrare e vedere i macchinari che ha regolarmente acquistato all’asta nello scorso maggio.

Chiara Sillicani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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