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Caso Olga: indagini a una svolta attorno a servizi sociali e Asl
Giubilaro fa chiarezza sul giallo dell’esumazione: «La gestione della salma non era compito nostro» E si scusa con il Consolato ucraino che ha chiesto chiarezza sulla vicenda della 31enne morta di stenti
CARRARA. Sono a una svolta le indagini per la morte di stenti della 31enne ucraina Olga Kogut, deceduta il 26 febbraio scorso, in una tenda della zona industriale. Dove viveva, incinta di sette mesi, con il compagno marocchino. Il cerchio delle responsabilità si stringe attorno alle figure istituzionali, quelle dei servizi sociali e dell’Asl, che pure essendo a conoscenza della situazione in cui viveva la donna, e avendo l’obbligo di intervenire, potrebbero secondo quanto trapela dal massimo riserbo della Procura, non averlo fatto. Il procuratore capo, Aldo Giubilaro non si sbilancia. Ma una cosa ci tiene a precisarla: «Stiamo facendo tutti gli accertamenti necessari al fine di valutare se sono stati commessi reati. Ed eventualmente da chi».
Giubilaro si scusa con il consolato ucraino Con una lettera ufficiale, datata 1° marzo scorso, indirizzata al consolato ucraino a Roma (e per conoscenza al sindaco di Carrara Angelo Zubbani e al prefetto Giuseppe Merendino a cui era stata inviata la stessa missiva dal corpo diplomatico di Kiev), il procuratore capo si scusa. E risponde alle richieste di chiarezza avanzate in merito alla vicenda di Olga. Sia sulla sua morte che sulla sua sepoltura. E sull’andamento delle indagini. Giubilaro fa riferimento all’articolo 51 della convenzione del 2003, secondo la quale, quando muore un cittadino straniero, c’è l’obbligo di avvisare il consolato dello stato di appartenenza. Ma, spiega nella sua lettera il procuratore, non vengono definite le autorità competenti nazionali che hanno il dovere di farlo. Quindi, secondo l’interpretazione di Giubilaro, trattandosi di attività amministrativa e non giudiziaria, se ne sarebbe dovuto occupare il Comune di Carrara (dove si è verificata la morte). Il procuratore si sente comunque di porgere le sue più sentite scuse al consolato ucraino, perché- scrive - avrebbe potuto sollecitare questo intervento o farsene carico come ufficio di Procura.
Il giallo del funerale Il consolato ucraino, nella lettera di chiarimento inviata alle autorità locali, lamentava il fatto di non aver dato il consenso per il funerale di Olga Kogut.
Anche in questo caso il procuratore capo si appella alla convenzione con gli stati stranieri e specifica che non prevede alcun obbligo in questo senso, neppure nei confronti dei familiari. E che, in ogni caso, non è l’autorità giudiziaria che si è occupata del funerale. Ma che, nel primo provvedimento emesso dalla procura veniva restituita la salma: «Fermo restando però - sottolinea Giubilaro - che restasse a disposizione di questa autorità giudiziaria».
«La gestione della salma - spiega oggi il procuratore capo - non è compito nostro, noi abbiamo chiesto solo che rimanesse a disposizione».
Infine il procuratore ribadisce che le indagini sono in corso di svolgimento e il consolato sarà informato solo al loro termine.
Ma anche in questo caso siamo vicini a una svolta: e nel mirino ci sarebbero le eventuali responsabilità delle autorità che avrebbero dovuto agire per evitare la tragedia di Olga.
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