Il Tirreno

«Qui ci abito e ci lavoro, chi mi mantiene?»

«Qui ci abito e ci lavoro, chi mi mantiene?»

La disperazione di Maurizio, 47 anni: non li lascio questi muri, piuttosto li distruggo io a picconate

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MASSA. «La mia casa è abusiva? Bene, la butto giù io pezzo dopo pezzo. Non credano quelli del Comune di potersela prendere loro. Piuttosto ci penso io a demolirla». È amareggiato Maurizio Guadagnucci, 47 anni. Lui in via Ospedaletto 64 ci vive e ci lavora. Qui ha la sua famiglia, i genitori e la sorella. Un piccolo mondo che però non dovrebbe esserci e per questo il Comune ha già approvato ad acquisirlo una volta e presto lo farà ancora. Stavolta con il cento per cento di possibilità di farcela perché il tar ormai si è pronunciato.

Maurizio da ragazzo ha avuto un incidente, gli sono saltate via le prime falangi di quattro dita della mano destra. Ha ottenuto 55 punti di invalidità. «Ma non ho chiesto nulla, né pensioni né sussidi. Insieme a mio padre mi sono dato da fare e ho fatto nascere questa offiucina (mostra il capanno in lamiera dove passa le sue giornate ad aggiustare automobili, scooter e macchine agricole). Adesso con la crisi gli affari non vanno benissimo, ma a me e mia moglie Emanuela basta. Anche nostro figlio lavora e così possiamo vivere tranquilli. Anzi potremmo vivere tranquilli se non ci fosse questa storia della casa abusiva. È vero che dovevamo condonare, ma è anche vero che abbiamo chiesto la sanatoria. Purtroppo mio padre nel 1994 ha avuto un ictus che lo ha tenuto lontano da noi per sei mesi e all’epoca non avevamo la testa per presentare domande di regolarizzazione. Un errore il nostro, ma ci devono dare la possibilità di rimediare. Altrimenti mi devono spiegare perché le nostre case (la sua, quella dei genitori e quella della sorella) le demoliscono e quelle che ci stanno accanto invece possono stare tranquillamente al loro posto».

Ed è proprio questo che dà fastidio a Maurizio: sapere che quello che ha costruito lui viene perseguito e quello che hannol costruito gli altri invece va bene. «Possiamo aver fatto tutti gli sbagli di questo mondo - conclude -, ma non possono metterci in mezzo a una strada. Siamo in otto persone. Se ci abbattono le nostre abitazioni ci devono dare le case popolari e poi mi devono trovare anche un lavoro perché a 47 anni non ho la forza di potermi trovare un impiego dall’oggi al domani. Decidano loro, ma si mettano una mano sulla coscienza».

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