Il Tirreno

Lavoro a chiamata, multe da 12mila euro

di Chiara Sillicani
Lavoro a chiamata, multe da 12mila euro

Nuove regole per le assunzioni “brevi” in bar, ristoranti e hotel: chi non le comunica prima rischia la stangata

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Certo la crisi si fa sentire e per molti l’estate - ormai alle porte - rimane l’unica carta da giocare. Senza dubbio lo è per albergatori, commercianti e ristoratori. In inverno contano sui portafogli - sempre più leggeri - dei massesi, ma con l’apertura di sdraio e ombrelloni, la speranza è che qualche soldo in cassa entri. Anche se quest’anno per il settore c’è una novità e non da poco: cambiano le regole per il lavoro a chiamata. E chi sgarra rischia grosso: multe salate, fino a 12mila euro.

Come funzionava prima. A cambiare la carte in tavola è stato il decreto Semplificazione dello scorso febbraio. Con un duplice scopo: garantire maggiori tutele al dipendente - comunque non ancora sufficienti secondo il sindacato - ed evitare il ricorso al nero. Del resto, come negare che il lavoro stagionale, almeno in terra apuana, da anni funziona da vero e proprio ammortizzatore sociale per le centinaia di disoccupati. Troppo spesso, però, in deroga alla contrattazione e alla regole previdenziali.

Il lavoro a chiamata è previsto da norme dello Stato ed è stato recepito nei contratti nazionali del turismo (ristoranti, bar, pizzerie, alberghi): tu sigli un contratto, appunto, in cui dai la disponibilità, per un periodo, o addirittura a tempo indeterminato, a lavorare solo quando ti viene richiesto. Ad una condizione, però: che se l’imprenditore ha bisogno di te, ti avvisi almeno 24 ore prima.

Perchè lo spazio per il nero era molto? Semplice: perchè il contratto poteva essere steso fino a 5 giorni dopo l’assunzione. Così qualcuno arrivava a controllare nel tuo bar o ristorante, trovava dei lavoranti senza contratto e tu potevi cavartela dicendo che la contrattualizzazione sarebbe avvenuta nei 5 giorni successivi. Così prevedeva la legge. Prevedeva appunto, perchè adesso le cose sono cambiate.

Come funziona. Ora, dopo il decreto Semplificazione, il contratto deve essere messo nero su bianco almeno il giorno prima dell’assunzione, con tanto di comunicazione al Centro dell’impiego. Se l’imprenditore non lo fa e finisce nella rete dei controlli dell’ispettorato del lavoro rischia una bella multa: da 3 a 12mila euro.

Adesso arriva la stretta. Non solo cambiano le regole, ma gli ispettori sono al lavoro per intensificare le verifiche. E, non a caso ,il tema è d’attualità proprio ora. Il contratto a chiamata, il job on call per dirlo all’inglese, è usatissimo soprattutto nei settori caratterizzati dalla stagionalità. Chiaro che un ristoratore spesso non possa permettersi di assumere, con un contratto da dipendete, un lavoratore. Altrettanto vero, però, che in alcuni periodi - nei mesi estivi dalle nostre parti - il flusso di clienti aumenta dunque diventa necessario affidarsi al cosiddetto contratto ad intermittenza: per un weekend, per un giorno, o magari per una sola ora. Ecco perchè gli spazi per il nero - almeno secondo il governo Monti - sono molti. Tanto che si parla anche di una stretta ulteriore con la previsione di un contratto di nuova assunzione per ogni chiamata.

E la stretta arriverà anche su un altro fronte, quello della collaborazione. Strano ma vero: ci sono lavoratori nei pubblici esercizi che risultano autonomi. Con o senza partita Iva. Insomma, collaboratori di bar o pizzerie.

Una violazione di legge come dimostrano le sentenze dei giudici del lavoro: chi si è opposto e lo ha fatto in sede giudiziaria ha avuto ragione. È difficile infatti convincere un giudice che il cameriere o il cuoco possa essere un collaboratore. Come un progettista per una società.

Cambiamenti importanti dunque anche se le novità più corpose arriveranno con la riforma del lavoro in discussione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa