Italia
Cacciamine prigioniero del Magra “in secca”
Non è bastato il dragaggio per poterlo farlo uscire in mare, si attende la pioggia Il sindaco Caleo: non mi preoccupa il trasloco di un pezzo di azienda alla Spezia
di Andrea Bonatti
SARZANA. Intermarine guarda al cielo, nel vero senso della parola. Il livello del Magra è basso, tanto basso che il cacciamine costruito nei cantieri della storica azienda sarzanese non riesce a guadagnare il mare aperto per essere definitivamente consegnato al paese scandinavo. Neanche i 3mila metri cubi di dragaggio portato a termine nelle ultime settimane hanno risolto il problema, e ora si aspetta la pioggia o che il caldo primaverile sciolga la neve sull'Appennino per poter guadagnare il mare aperto.
Ieri una nutrita rappresentanza sindacale si è recata dal sindaco di Sarzana Massimo Caleo per parlare di questo e altro, perché per Intermarine si prospetta un periodo di cambiamenti. Presenti Marco Bellé e Marco Guidarini per la Cgil, Simone Brizzi, Eugenio Grassellini per la Cisl, Salvatore Balestrino, Raffaele Ciuti, Sergio Spirito e Alessio Cresci della Uil. «Tra l'amministrazione e le Rsu c'è un rapporto costante – sottolinea il primo cittadino – e quindi conosco molto bene le preoccupazioni sul futuro dell'azienda che assillano i lavoratori. Purtroppo l'opera di dragaggio che la Provincia della Spezia ha messo in atto non è stata risolutiva a causa della bassa portata che caratterizza il fiume in questo periodo, e non è possibile far uscire il cacciamine. È necessario affrontare al più presto la questione del cosiddetto dragaggio strutturale dell’alveo, ma questo non è il solo tema. Per questo organizzerò dopo Pasqua un incontro tra l'azienda, la Provincia, la Regione ed i parlamentari che rappresentano il nostro territorio. Intermarine è un'azienda da 200 occupati diretti, che usa tecnologie avanzate e investe in ricerca e deve godere della massima attenzione».
Una vera e propria beffa la bassa portata del Magra, quando solo il 25 ottobre scorso il cantiere si ritrovò sotto 2 metri e 30 centimetri di fango a causa dell'alluvione. Fango spalato a forza di braccia e a tempo di record dai dipendenti, così da permettere il 3 novembre il varo dell'unità navale oggi prigioniera. Un momento che persino il presidente Napolitano ha avuto modo di elogiare come «un gesto di coraggio». Da allora hanno preso piede le trattative tra il management dell'azienda e la Marina Militare per riuscire a spostare i magazzini e i cantieri per l'allestimento navale all'interno dell'arsenale marittimo della Spezia. Un processo che oggi è arrivato alla stretta finale: c'è l'accordo sui tempi (una concessione lunga con rinnovo annuale) e soprattutto sulle contropartite economiche che Intermarine corrisponderà alla forza armata.
«Non vediamo affatto come una minaccia la migrazione di un pezzo dell'azienda alla Spezia – assicura Caleo – Anzi ci siamo impegnati in prima persona perché i contatti con la Marina andassero avanti, io ho avuto colloqui con l'ex comandante del Dipartimento Alto Tirreno Andrea Campregher. Sarà un momento che contribuirà a dare certezze a Intermarine, soprattutto con la riunificazione dei magazzini all'interno della base navale». Oggi l'ammiraglio Campregher ha lasciato il posto al pari grado Andrea Toscano, che il giorno del proprio insediamento aveva precisato come l'operazione non fosse «da decidere, ma solo da definire». Ultima questione, ma non meno importante, è quella delle commesse. Fitti i contatti con rappresentanti di alcuni paesi del Mediterraneo e dell'Estremo Oriente, ma è presto per capire se daranno frutti in tempi brevi; la crisi morde anche il settore difesa. Venerdì intanto ci sarà un altro incontro tra la Provincia e le Rsu, in cui di sicuro si parlerà di abbassare nuovamente l'alveo del fiume con un altro dragaggio. Il tutto aspettando la pioggia.
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