Il Tirreno

Muore per un malore, sapeva di essere malato

Muore per un malore, sapeva di essere malato

La vittima, un giovane non ancora 31enne, aveva una sindrome cardiaca e aveva già subito due operazioni: inutile la corsa all’ospedale, donate le cornee

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CARRARA. Sapeva di essere malato, minato da una gravissima sindrome congenita di natura cardiaca. Un ragazzone, che amava la vita, appassionato di musica: Simone Rossi, 31 anni il prossimo 2 aprile, di Marina di Carrara, era in casa con la compagna Stefania, ad Arcola, quando ha accusato un malore. Inutile la corsa all’ospedale di Spezia: al pronto soccorso è arrivato privo di vita, per lo lo strazio di congiunti e parenti. Con un estremo atto di generosità, è stato acconsentito l’espianto delle cornee. Era congenita, a quanto risulta, la sindrome di cui Simone soffriva, la stessa che quando era un ragazzino, nel 94, aveva ucciso la madre. Abitava a Marina in via dei Mille, Simone lascia il papà Eraldo, per molti anni infermiere all’ospedale cittadino, e le sorelle Alessia, titolare del laboratorio di pasticceria Le Delizie di via Provinciale ad Avenza, e Arianna.

A causa della sindrome di cui soffriva, Simone aveva un’invalidità parziale, e si dava un gran daffare nel cercare lavoro: era contento, racconta chi lo conosceva, perché per l’estate avrebbe fatto il barista. Da qualche tempo posava infissi. Aveva già subito due interventi all’aorta, ne avrebbe dovuto avere un terzo; faceva regolarmente visite di controllo all’Opa. Ma non lo dava a vedere di quella malattia, e nessuno avrebbe potuto dire che quel giovane prestante, gran fisico, fosse minato da un problema cardiaco così grave. Amava la musica e il suo basso, da cui era inseparabile: si era esibito sul palco del Pollege Fosson Stock, suonava con gli amici e con la compagna.

Sul suo profilo Facebook, immagini felici di vacanze. La sua compagna si chiama Stefania, infermiera in ospedale a Carrara e anch’essa appassionata di musica, abita ad Arcola; era con lei quando ha accusato il malore, sembra un aneurisma dell’aorta, che non gli ha lasciato scampo. Non c’è stato tempo per intervenire. Purtroppo, era conscio che l’aorta avrebbe potuto essergli fatale.

Dopo l’istituto nautico avrebbe voluto imbarcarsi, fare vita di mare, ma non ebbe le necessarie autorizzazioni sanitarie; e così ha proseguito facendo soprattutto il barman in vari locali, o il posatore di infissi. Una vita non facile in lotta con la burocrazia, nel cercare di ottenere il diritto a un’occupazione definitiva e consona alla sindrome. Non ne ha avuto il tempo.

La notizia della sua morte ha fatto in fretta il giro della città, in particolare a Marina, provocando dolore e cordoglio; frequentava anche la palestra per mantenere un tono fisico e atletico, e per poter sostenere in modo equilibrato l’attività cardiaca.

Gli piaceva la moto, gli piaceva la vita, ma su Facebook, le sue citazioni preferite, facevano riferimento proprio alla morte, che per lui era una prospettiva purtroppo immanente: “Quando non si ha immaginazione, morire è poca cosa, quando se ne ha, morire è troppo”, di Luis-Ferdinand Céline; e “Non possiamo ingannare la morte ma possiamo farle fare così tanta fatica che quando arriverà a prenderci ... saprà di avere ottenuto una vittoria altrettanto perfetta della nostra”, di Charles Bukowski.

Le esequie si svolgeranno martedì, alle 15, nella chiesa della Sacra Famiglia in piazza Menconi. Domani, lunedì, la salma sarà trasferita dall’obitorio della Spezia all’obitorio del nostro ospedale, dove potrà essere raggiunta per l’ultimo saluto dai tanti amici che oggi lo piangono.(m.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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