Proteste
Ancora sospetti sulla diga di Teglia
Ma per il prof. Pagliara non ha influito in modo decisivo sugli effetti dell’alluvione. «Va scavato il Magra a Calamazza»
AULLA. Nonostante le rassicurazioni degli esperti, la gente di Aulla continua ad incolpare, soprattutto, la diga di Teglia per l’alluvione del 25 ottobre scorso. E’ accaduto anche venerdì sera, in una sala consiliare del municipio anche se non piena, in occasione di un incontro con la popolazione, organizzato dall’amministrazione comunale aullese.
Nel corso dell’incontro il professor Stefano Pagliara (docente di protezione idraulica del territorio, dell’Università di Pisa) ha analizzato l’evento alluvionale del 25 ottobre 2011.
E anche se non c’era il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, a tenere banco con la questione dei risarcimenti, un incontro del genere avrebbe meritato un’attenzione ben maggiore, anche perché comprendere le cause di un evento così spaventoso, può aiutare a fare sì che non si ripeta.
Il docente universitario, con l’ausilio di immagini e grafici, ha imputato la catastrofe all’eccezionalità delle piogge nel nord della Lunigiana: un evento che si verifica una volta ogni duecento anni, precisava Pagliara, il quale ha chiamato in causa anche la possibilità che la diga di Teglia abbia influito, ma in misura non decisiva, come non decisivo, secondo l’esperto, sarebbe stato l’apporto arrecato dalla rottura della cassa di espansione della Chiesaccia di Fornoli.
Infatti, sia la diga che la cassa avrebbero influito nell’ordine dei 15 centimetri in più di livello d’acqua ciascuna, non di più.
Il problema, però, è che a Calamazza, subito dopo quartiere Matteotti ad Aulla, l’idrometro, anche questo poi spazzato via dalla furia dell’acqua, registrò oltre otto metri di livello in quel 25 ottobre, quindi qualcosa occorre fare.
Pagliara ha individuato le seguenti priorità: realizzare un argine adeguato lungo il fiume Magra, rimuovere periodicamente la vegetazione e, in particolare, allargare e abbassare l’alveo del fiume Magra a Calamazza e dintorni, dove si forma una strettoia che ha avuto effetti, come si è visto, devastanti.
«Tra l’altro, scavare un metro nel fiume Calamazza, può significare – ha aggiunto Pagliara – avere un argine più basso di un metro ad Aulla».
E’ a questo punto, però, che qualcuno dal pubblico ha avuto da ridire e ha messo sul banco degli imputati la diga di Teglia, non dimenticando di ricordare che disastro poteva succedere se anche il torrente Aulella fosse stato gonfio.
Sulla necessità di avere più idrometri lungo il corso del fiume Magra e più veloci nel segnalare gli eventuali pericoli è intervenuto il tecnico Barbieri della Provincia di Massa Carrara, mentre il capogruppo consiliare del Popolo della Libertà, Sandro Caponi, sosteneva che si può risolvere tutto con l’argine, e tornava a puntare il dito contro la diga di Teglia.
Infine, il sindaco Roberto Simoncini ha annunciato che tra dieci giorni ci sarà la presentazione del nuovo piano di Protezione Civile comprensoriale. E ciò potrà fornire alla popolazione indicazioni utili sul piano della sicurezza, sul come comportarsi n calo di calamità naturali.
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