Gioco
Gli agricoltori apuani in sit-in a Roma per il Made in Italy
Delegazioni dei Comuni e piccoli imprenditori agricoli contro le imitazioni dei prodotti tipici locali
MASSA. Anche i comuni di Massa, Montignoso, Aulla, Comano, Casola, Fivizzano e Podenzana al fianco della delegazione di imprenditori agricoli apuani che ieri mattina hanno manifestato a Montecitorio in difesa del vero Made in Italy agroalimentare, insieme al resto del Paese.
Il comparto agroalimentare apuano è piccolo e tuttavia importante. Pensiamo solo al lardo di Colonnata, alla cipolla di Traschietto, all’agnello di Zeri, al fagiolo di Bigliolo. Per questo la mobilitazione di Coldiretti in difesa della tipicità dei prodotti italiani ha trovato un forte appoggio nella provincia di Massa Carrara.
Obiettivo della protesta di ieri che ha portato a Roma oltre 500 agricoltori e tra questi una delegazione apuana è di sostenere il Made in Italy autentico e di vietare per legge il finanziamento pubblico di prodotti confezionati all'estero che di fatto delocalizzano risorse e occupazione impoverendo l'economia italiana. I protagonisti hanno inscenato un colorato sit-in di fronte al ministero dello Sviluppo Economico e alla sede della Simest, la “società italiana per le imprese all'Estero” responsabile di aver finanziato la produzione e distribuzione di prodotti alimentari che sfruttano il potere evocativo del Made in Italy ma senza dare alcuna garanzia dell'origine, come è accaduto per il Pecorino o la Caciotta confezionati con latte proveniente dalla Romania. Nella top ten dei tarocchi, ormai celebri "imitazioni" di ciò che italiano sembra ma non è, c'è anche il vino Chianti prodotto nella Napa Valley.
«La partecipazione della nostra provincia è stata grande e motivata», spiega Vincenzo Tongiani, presidente di Coldiretti apuana. Forte la presa di posizione anche nei confronti dell'Imu, tema molto sentito in Toscana dove anche la Regione si è mossa per chiederne la riduzione.
«Chi con la terra ci lavora e ci vive, si è visto aumentare in maniera maggiore l’Imu di chi la terra la usa per divertirsi o speculare - dice ancora Tongiani - Una sperequazione che contrasta con gli obiettivi di equità e mette a rischio la produzione Made in Italy».
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