Sicurezza
Tagli e sanità, pericolo scampato per l’ospedale di Pontremoli
Infondati i timori per il possibile ridimensionamento del pronto soccorso e dei turni di reperibilità Le rassicurazioni di Paolo Arrighi delegato comunale per la stesura del Pal per il prossimo triennio
PONTREMOLI. Nei giorni scorsi si erano manifestati timori presso il personale sanitario dell’ospedale Sant’Antonio Abate, nella fattispecie riguardanti il pronto soccorso.
Voci di un possibile ridimensionamento o addirittura di azzeramenti di alcuni servizi.
Subito si erano allertate le rappresentanze sindacali interne per sapere se e quanti servizi avrebbe riguardato la eventuale ed ennesima sforbiciata.
Ma, fortunatamente, niente di concreto è stato scoperto, come conferma Paolo Arrighi, medico e presidente del consiglio comunale pontremolese.
«Corrono voci in Lunigiana e soprattutto a Pontremoli - esordisce Arrighi - di ulteriori tagli da parte dell’Azienda sanitaria di Massa Carrara riguardanti l’ospedale Sant’Antonio Abate, con ridimensionamento del pronto soccorso che verrebbe ridotto a Pet, riduzione dei turni di reperibilità ostetrico-ginecologica e pediatrica che anticiperebbero una chiusura ditali servizi, dubbi sul mantenimento del reparto di terapia intensiva. Credo che tali voci siano infondate. Durante le numerose riunioni a cui ho partecipato come delegato del Comune di Pontremoli per la stesura del Pal del prossimo triennio, non è mai emerso nulla che faccia presagire ulteriori tagli per la sanità lunigianese e pontremolese. Certo la chiusura del punto nascita è stata per noi un duro colpo, a cui non siamo certo rassegnati e per il quale continueremo a lottare, allo scopo di garantire più sicurezza per le future mamme e i nascituri, data la particolare territorialità e le difficoltà viarie dell’Alta Lunigiana».
«Sono convinto comunque che l’ospedale di Pontremoli - aggiunge Arrighi - sia stato e sarà per il futuro punto di riferimento per la Lunigiana, conservando la valenza di ospedale “zonale” atto a gestire l’elezione e l’urgenza. Credo che tutti noi, soprattutto chi, come me, opera nella sanità, debba produrre positività e costruttività, in sostanza “non piangiamoci addosso” e collaboriamo tutti a far sì che il nostro ospedale e la sanità applicata al territorio funzionino bene. Nello stesso tempo, consapevoli delle difficoltà economiche che attanagliano la sanità e delle linee di indirizzo future in tema di sanità proposte dal Piano sanitario regionale, saremo certamente vigili a tutela dei diritti dei nostri cittadini. Sono, pertanto, fiducioso. Spero che la politica dei “piani alti” non deluda la mia fiducia».
(f.p.)
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