Sicurezza
«Niente revisionismi: fu fascista e dei peggiori»
MASSA. Continua il dibattito sulla figura du Ubaldo Bellugi, podestà fascista di Massa e poi autore teatrale e di poesie, e sull’opportunità di intitolargli una piazza o una targa. Dopo gli...
MASSA. Continua il dibattito sulla figura du Ubaldo Bellugi, podestà fascista di Massa e poi autore teatrale e di poesie, e sull’opportunità di intitolargli una piazza o una targa. Dopo gli interventi di Lara Venè e di Giuliano Minuto, il quale ha rilanciato anche la proposta di intitolare una strada o una piazza a Placido Rizzotto, vitima della mafia, ecco altri interventi.
«Rispetto alla confusione che si fa riguardo alla celebrazione poetica di Bellugi a me sembra che in Consiglio Comunale si era fatto un discorso molto più serio e ponderato. Respingendo la proposta di intitolargli una strada si era detto, infatti, che nessuno negava la sua qualità di poeta, ma che una targa era inopportuna perché il suo passato fascista era purtroppo oltremodo negativo e non si poteva certo fare una dedica specifica alle sue qualità artistiche.
Io tengo a richiamare il fatto che il discorso su Bellugi fascista lo tirano sempre fuori guarda caso coloro che lo vogliono celebrare come poeta, io dico a suo danno, perché si ostinano a presentare il suo fascismo come un errore giovanile e la sua attività amministrativa come positiva. Le due cose sono un falso storico come è stato dimostrato in un articolo documentato di Massimo Michelucci, che è vice presidente dell'istituto storico della Resistenza Apuano, pubblicato sulla stampa e sui siti internet.
In esso si spiega che il Bellugi fascista si qualificò in città in maniera violenta e tragica e che lui stesso si vantò di aver purificato Massa e le frazioni con una azione risanatrice condotta personalmente. Documenti istituzionali riferiscono poi che per la popolazione di Massa non era nemmeno considerato un buon amministratore.
Si potrebbe anche ironizzare dunque che fu un poeta che impedì ad altri poeti di scrivere, che bruciò le loro poesie, che li costrinse a scappare da Massa. Che per un poeta non è davvero una bella cosa.
Ma questo comunque non deve incidere sulla valutazione culturale delle sue poesie, e l'abbiamo sempre detto, che è tutt'altra faccenda.
Ma quello che ci sorprende e che dobbiamo chiederci è il perché chi lo vuole celebrare come poeta lo vuole sminuire come fascista, non sarebbe meglio che lasciassero perdere?
Il farlo si chiama revisionismo, e allora non si può tacere. Perché esiste una cultura fondante che si chiama antifascismo, che vuol dire democrazia e che rappresenta un lascito da conservare.
Del resto c'è purtroppo chi ritiene che l'antifascismo non sia più un valore necessario.
Ma io certo non sono tra quelli».
Stefano Alberti
consigliere comunale
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