Il dolore
Permessi truffa, sono 19 gli indagati
Il pm Rossella Soffio sta per depositare la richiesta di rinvio a giudizio. Nei guai sono finiti i titolari di un’agenzia di lavoro
CARRARA. Chiederà il rinvio a giudizio per diciannove persone il sostituto procuratore Rossella Soffio, a conclusione dell’indagine sulla truffa dei permessi di soggiorno agli immigrati. Dei nomi delle persone che rischiano di finire a processo - il gup deve ancora fissare l’udienza dove deciderà la loro sorte perché ancora non ha ricevuto gli atti del pm - se ne conoscono soltanto due: Enrico Borghini e Tiziana Ricci, titolari dell’agenzia che ha inoltrato le pratiche di regolarizzazione degli stranieri. Gli altri indagati invece sono apuani - a parte un marocchino che fungeva da intermediario contattando i clandestini e prospettandogli l’opportunità di essere regolarizzati - che hanno prestato il loro nome (in cambio di denaro) e si sono spacciati datori di lavoro che avevano bisogno di colf e badanti.
La truffa era ben congeniata. Ma è stata scoperta quasi subito per colpa dell’ingordigia dei protagonisti. Per alcuni nominativi, come hanno constatato polizia (ufficio immigrazione) e nucleo carabinieri Ispettorato del lavoro, sono saltati fuori sei o sette richieste di regolarizzazione. La legge ne prevedeva al massimo tre. E così le forze dell’ordine hanno cominciato a sentire puzza di bruciato. E hanno dato vita a un’indagine complessa che ha impegnato ventiquattro ore su ventiquattro sei uomini agli ordini del responsabile dell’ufficio immigrazione (l’attuale capo della squadra mobile Antonio Dulvi Corcione) e dell’ispettorato del lavoro (diretto da Michela Tarabella). Un’indagine vecchio stile, con appostamenti, pedinamenti e sequestri di materiale che poi è entrato nel fascicolo che raccoglie le accuse alle 19 persone finite sotto la lente della procura. Le contestazioni, oltre alla truffa, sono favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina. Le vittime, anche se bisogna essere cauti a usare questo termine perché secondo gli inquirenti sapevano di non possedere i requisiti per essere regolarizzati, sono 130 extracomunitari. Complessivamente avevano corrisposto all’organizzazione quasi duecentomila euro. Per ottenere il favore, infatti, pagavano una parcella che andava dai tremila ai seimila euro. Un giochetto facile facile avevano garantito quelli dell’agenzia, tanto che alla sede di Avenza avevano cominciato ad arrivare dalla Lombardia, da La Spezia e dall’Emilia Romagna. Chi veniva a conoscenza dello stratagemma avvertiva parenti e amici.
Tutto finché non è saltata fuori la truffa, segnalata proprio dalla prefettura che ha cominciato a vedere un flusso di richieste piuttosto anomalo. E soprattutto irregolare, visto che la soglia delle tre regolarizzazioni veniva abbondantemente superata. Ed è partita l’indagine, giunta adesso alla vigilia del deposito delle richieste di rinvio a giudizio.
E gli immigrati? Restano clandestini e nel frattempo si sono sparpagliati in tutta Italia. Non potranno costituirsi parte civile (a meno che non lo faccia un’associazione per loro) e non beneficeranno neppure delle agevolazioni per i collaboratori di giustizia. Anche se hanno aiutato gli inquirenti con le loro testimonianze.
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