Il Tirreno

Per Olga ora si parla di autopsia

Il pm: indagini ancora in corso. Il legale del marito: un po’ di cose non mi tornano

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CARRARA. Un’odissea senza fine. Sul cadavere di Olga Kogut, la donna morte di stenti in una tenda lungo la ferrovia, adesso potrebbe essere effettuata l’autopsia.

Il pm: indagini in corso Vogliamo capire come è morta Olga. Stiamo facendo le indagini: ad oggi non si può aggiungere altro. I tempi? Mi preoccuperei se avessimo finito tutto in dieci giorni».E’ questa la dichiarazione del pm Rossella Soffio, titolare delle indagini sulla morte di Olga Kogut. Di quel fascicolo aperto contro ignoti, con l’ipotesi di omicidio colposo.

E’ proprio il pm Soffio che sta portando avanti tutti gli accertamenti del caso, per avere la maggiore chiarezza possibile su quanto è accaduto in quella tenda, accanto alla ferrovia a Nazzano, dove la mattina del 26 febbraio scorso ha perso al vita la 31enne ucraina Olga Kogut. E il bambino che da sette mesi portava in grembo. Intanto il feretro della sfortunata ucraina ieri mattina ha lasciato il magazzino del cimitero di Turigliano ed è tornato all’obitorio, in una cella refrigerata. Proprio in attesa che si concludano le indagini e venga concesso il nulla osta per il ritorno della salma a Kiev dove la madre e i parenti attendono per la sepoltura. Ma è proprio sui tempi che la dottoressa Soffio ha fatto capire di non potersi ancora sbilanciare.E alla domanda diretta, se sul cadavere potrebbe essere effettuata l’autopsia, risponde così: «Non posso dirlo ora, lo ripeto, stiamo lavorando e le indagini sono in corso».

Il legale: un po’ di cose non tornano Non vuole entrare nel merito della questione l’avvocato Alessandro Maneschi, che assiste il marito (da cui viveva separata) di Olga Kogut. «Il mio assistito ha presentato giorni fa un esposto per cercare di aver risposte su quello che è successo dalla morte di Olga in poi - spiega - Io mi occupo di questo».

Poi, interpellato sui tanti lati oscuri della vicenda: il corpo sepolto, poi riesumato, tenuto in magazzino e infine riportato in obitorio con la possibilità di un esame autoptico a 16 giorni dalla morte, l’avvocato si lascia scappare: «Ci sono un po’ di cose che non mi tornano».

Intanto, a Kiev, la famiglia di Olga dovrà ancora attendere prima di poter le dare una degna sepoltura.(a.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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