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La lunga protesta dei clandestini Dai cortei al presidio nel Duomo

La lunga protesta dei clandestini Dai cortei al presidio nel Duomo

MASSA. Era il primo maggio del 2011 quando i migranti lasciarono il sagrato del Duomo di Massa. La decisione era stata presa dal coordinamento dopo un corteo e dopo le rassicurazioni di sindaco e...

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MASSA. Era il primo maggio del 2011 quando i migranti lasciarono il sagrato del Duomo di Massa. La decisione era stata presa dal coordinamento dopo un corteo e dopo le rassicurazioni di sindaco e questure sul caso dei permessi truffa. Alla manifestazione, partita dalla stazione, avevano partecipato a centinaia, sfidando la pioggia.

Il corteo era arrivato fin sotto il duomo per portare la notizia della fine del presidio ai fratelli che da venti giorni bivaccavano all’interno del simbolo della carità.

Il parroco della cattedrale si era risentito, visto che stava dicendo messa proprio in quel momento. E c’era davvero confusione. «Abbiamo ottenuto le risposte che volevamo sia dal sindaco Roberto Pucci sia dal questore Girolamo Lanzellotto - aveva detto il portavoce dei migranti Lamine Diouf -. L'attenzione che volevamo l'abbiamo ottenuta».

Il coordinamento aveva fornito una lista di una cinquantina di nomi, immigrati che erano ritenuti clandestini. Per loro avevano chiesto la concessione di una propoga per ottenere il permesso con la sanatoria. Ma è stata l’unica concessione. Dall’indagine non avranno alcun beneficio.

L’occupazione della cattedrale era una protesta inusuale, forse mai vista, che fino all’ultimo i suoi promotori hanno cercato di tenere segreta. Senza riuscirci fino in fondo. Le forze dell'ordine, infatti,che dovevano avere captato qualcosa, tanto da sorvegliare gli edifici religiosi della città. Così i l coordinamento dei migranti Toscana Nord e i Carc avevano deciso allora di cambiare strategia e di "ufficializzare" la loro mobilitazione. Informando la segreteria della curia. «La nostra non sarà un'occupazione - avevano detto -. Semplicemente, entreremo nel luogo di culto e chiederemo di essere ascoltati».

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