Il Tirreno

Olga senza pace, nemmeno da morta

di Alessandra Vivoli
Olga senza pace, nemmeno da morta

La salma chiusa a chiave in un magazzino del cimitero oggi torna in obitorio dove rimarrà fino alla fine delle indagini

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CARRARA. E’ morta di fame e di sete, in una tenda accanto alla ferrovia, in mezzo alla sporcizia e al degrado, il 26 febbraio scorso. Ma l’odissea di Olga Kogut, la 31enne ucraina in attesa di un figlio la cui tragedia ha scosso l’opinione pubblica della città intera, non è ancora finita. Nemmeno la morte, fino ad ora, le ha dato la pace.

E’ stata sepolta senza fiori, la sua bara poi riesumata ed è rimasta per giorni chiusa a chiave in un magazzino del cimitero. Oggi verrà riportata in obitorio, in una cella refrigerata, in attesa che le indagini si concludano e arrivi il nulla osta della Procura per il trasferimento a Kiev, dove la famiglia la sta aspettando, per farle il funerale. La madre non ha la possibilità di venire a Carrara: nemmeno ora che l’attesa per poter dare l’addio alla figlia, si sta facendo lunghissima.

Lo sfogo: dignità almeno per i morti «Non si trattano così nemmeno i cani. Un minimo di dignità ci deve essere, a prescindere dalla vita che Olga faceva per la madre è sempre sua figlia e vorrebbe soltanto rivederla. Anche se soltanto da morta».

Lo sfogo è di un amico di famiglia di Aleksandr Savchuc, il marito di Olga Kogut, la 31enne ucraina incinta di sette mesi morta di stenti il 26 febbraio scorso in una tenda a Nazzano dove viveva ormai da tempo con il compagno marocchino.

«E’ una situazione assurda - continua - Al nostro consolato hanno detto che non si era mai verificata una situazione del genere: quel corpo non ha pace, nemmeno dopo la morte. Quello che noi ci chiediamo, e soprattutto lo chiedono il marito e la madre di Olga, è perché sia stata seppellita prima che fossero terminate le indagini. Su questo abbiamo fatto i nostri passi, presentando un esposto in Procura vogliamo una risposta, e vogliamo dare una degna sepoltura a Olga. Non è possibile che quel corpo sia rimasto giorni in un magazzino: un minimo di dignità ci vuole, soprattutto con i morti».

E nella giornata di domenica il marito di Olga ha interessato del caso anche l’Ambasciata ucraina, richiedendo un intervento a tutela del feretro della sfortunata 31enne.

Ieri qualcosa si è mosso. Il Comune ha deciso di trasferire la bara di Olga da un magazzino del cimitero di Turigliano, dove era stata messa sotto chiave in attesa del nulla osta della Procura, nelle celle refrigerate dell’obitorio. Ed ha provveduto ad incaricare la Pubblica Assistenza del trasporto. Apuafarma intanto, che si occupa dei servizi cimiteriali, ha precisato che non esistevano rischi igienico sanitari, dal momento che la bara era stata già dotata di un cofano zincato per il trasporto all’estero.

Ma visto che le indagini sono tuttora in corso e non sono stabiliti tempi precisi per la conclusione, è stato comunque deciso, in via precauzionale, di trasferire di nuovo il feretro in obitorio. L’operazione sarà effettuata oggi in mattinata, entro mezzogiorno la salma dovrebbe essere nella cella refrigerata.

Le indagini «Le indagini per la morte di Olga Kogut sono ancora in corso, fino a che non saranno concluse il copro non può lasciare Carrara».

Lo dichiara ufficialmente il procuratore capo Aldo Giubilaro confermando che: «E’ stato aperto un fascicolo per omicidio colposo, per il momento contro ignoti».

Ma che cos’è che, dopo il nulla osta per la sepoltura a Kiev, ha fatto prendere altro tempo alla Procura per portare avanti le indagini?

Sicuramente avrà contribuito ad un approfondimento della vicenda, sotto il profilo investigativo, l’esposto presentato dall’avvocato Alessandro Maneschi, legale dell’ex marito di Olga, Aleksandr Savcuch, proprio per fare chiarezza sulla vicenda.

«Il nostro obbiettivo - non si sbilancia Giubilaro - è capire che tipo di reato eventualmente sia stato commesso e, nel caso, chi sia l’autore. Per arrivare a queste conclusioni - mette in evidenza il procuratore capo - sono necessari accertamenti anche sulla salma: per questo deve rimanere a nostra disposizione».

Il procuratore capo non si sbilancia sui tempi: «Le indagini sono in corso» si limita a dichiarare. Quindi sembra davvero difficile poter stabilire un termine preciso.

Per quel che riguarda invece gli accertamenti il medico legale Maurizio Ratti, fra i primi ad accorrere sul luogo della tragedia e ad effettuare i rilievi sul cadavere di Olga, dichiara di essere in attesa dell’esito degli esami tossicologici.

Anche perché, dai primi e accurati rilievi compiuti sul cadavere dal dottor Ratti, era stata esclusa, nel modo più assoluto qualsiasi traccia di lesione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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