Il Tirreno

l’esposto

Benedetti scrive a Pucci «Intervenite a 360 gradi»

MASSA. Prima ha sollevato il problema degli abusi edilizi, adesso il consigliere comunale del Pdl Stefano Benedetti ha scritto al sindaco di Massa, Roberto Pucci,al comandante della polizia...

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MASSA. Prima ha sollevato il problema degli abusi edilizi, adesso il consigliere comunale del Pdl Stefano Benedetti ha scritto al sindaco di Massa, Roberto Pucci,al comandante della polizia municipale, Santo Tavella, e al prefetto di Massa-Carrara, Giuseppe Merendino. «A seguito di notizie pervenute da alcuni cittadini - scrive nell’esposto - ma anche dall' assessore all'Edilizia Martina Nardi, è ipotizzabile da parte del Comune di Massa un'azione di forza nei confronti dei cittadini che in questi ultimi trent'anni si sono resi colpevoli di abusi edilizi di tipo familiare. La sorte di queste famiglie è quindi legata alla volontà politica di agire o meno verso una soluzione di forza con demolizioni o acquisizioni di quelle case o manufatti abusivi accertati, fermo restante il fatto che se l'amministrazione comunale e quindi il Sindaco Roberto Pucci, decidesse davvero di intraprendere quella strada, dovrebbe necessariamente intervenire a 360° nei confronti di tutti gli abusivi e abusi fatti negli ultimi trent'anni, altrimenti, in caso di denuncia, qualcuno potrebbe rischiare il reato di omissione o abuso d' atti d'ufficio».

Benedetti elenca le aree a rischi: «Ci sono gli edifici o manufatti costruiti all'interno delle fasce cimiteriali di Mirteto, Turano, Casette, Antona, Altagnana, Canevara e Forno, dove ho personalmente individuato 30 case abusive che ho provveduto a relazionare, fotografare e misurare per poi recapitare nei giorni 12 e 13 ottobre 1999 all'allora sindaco di Massa, nonché al comandante della polizia municipale. Nel merito, chiedo di essere informato sugli sviluppi della situazione, poiché non mi risulta che siano state demolite o acquisite case costruite abusivamente e dal sottoscritto denunciate. Stessa cosa dicasi per le centinaia pratiche di condono giacenti ormai da tanti anni in comune, perché i richiedenti non hanno provveduto ad effettuare i versamenti previsti o non hanno integrato la documentazione mancante. Questi abusi, a differenza degli altri, sono rimasti congelati nei cassetti degli uffici comunali e ciò, di fronte a questa grave situazione è inconcepibile, perché evidenzia una disparità di trattamento, tra coloro, che non hanno presentato domanda di condono e quelli, che pur avendolo richiesto, non hanno ancora provveduto a pagare o a presentare la documentazione mancante al Comune».

«Quindi - conclude - prima di avviare le procedure di demolizione o acquisizione, si dovrebbe monitorare il territorio per accertare la presenza di altri abusi come quelli che sembrerebbero essere stati tollerati fino ad oggi nella zona collinare del Candia considerata ad alto rischio idrogeologico, poiché qualcuno che conosce bene quel territorio parla perfino di decine di case costruite abusivamente e mai individuate e accertare».

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