Il Tirreno

La disoccupazione è donna ma tiene l’impresa in rosa

Ricci (Camera di Commercio): sono le prime a pagare la crisi del lavoro. Sale il tasso di “inattività”, un’azienda su quattro è comunque femminile

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MASSA.  Trovare lavoro per una donna non è cosa semplice, specialmente in tempi di crisi e specialmente nella nostra provincia. Dove il problema dell’occupazione non discrimina tra sessi. Fare impresa, poi, per le donne è ancora più difficile.

A pochi giorni dai festeggiamenti dell’8 Marzo, Norberto Ricci, presidente della Camera di Commercio, focalizza la sua attenzione sul binomio donne-lavoro.

Quante sono le imprese femminili a Massa Carrara? Le imprese in rosa raggiungono le 5.573 unità, in pratica lo stesso numero di un anno fa. In periodi precedenti erano cresciute di più, oggi la crisi si fa sentire anche per le donne al comando. Sostanzialmente un’ impresa su quattro è condotta da una donna, un poco di più che in Toscana e in Italia.

Operano soprattutto nel commercio, un settore tradizionalmente aperto al femminile che le contraddistingue per quasi il 30%. Ma anche in questo caso la depressione economica non fa incrementare ne’ il settore ne’ la presenza femminile. Anche nelle attività di ristorazione e in quelle turistiche la componente femminile è di rilievo e tra l’altro questa volta in crescita. La presenza di una forte componente femminile nell’agricoltura, sebbene non sia facile desumerlo da dati puramente quantitativi, mostra un carattere ambivalente: da un lato un forte ancoraggio, in particolare in Lunigiana, alla tradizione, ma dall’altro presenta elementi di novità, spesso legati al turismo, alla valorizzazione dei percorsi naturalistici, culturali, eno-gastronomici, ed alle produzioni tipiche che vede nella provincia apuana proprio le donne come protagoniste fondamentali. Meno donne nelle attività manifatturiere: 433 imprese in rosa, il 17% del totale; un dato spiegabile questo con la forte incidenza sul manifatturiero del lapideo e della meccanica e con il conseguente minor peso di altri comparti come la moda e il tessile dove solitamente è maggiore la presenza femminile.

Le imprese a guida femminile si concentrano a Massa (35% del totale), segue Carrara con il 33%. In Lunigiana primato per il Comune di Casola seguito da Zeri, Comano e Bagnone.

Ci sono poi le donne che fanno parte degli organi di gestione delle società: 15.000 circa, che, nel 34% dei casi, ricoprono la responsabilità di amministratrici: un incidenza superiore alla media nazionale e regionale, quasi una maggiore capacità di governo delle imprese da parte delle donne apuane. Le donne che ricoprono cariche all’interno delle imprese sono per la grandissima parte over 30 anni; soltanto il 6% è sotto quell’età, a riprova delle difficoltà di inserimento dei giovani e delle donne alla vita di impresa.

Ma ci sono dati molto più preoccupanti. Le lavoratrici dipendenti sono tante 38 mila unità (gli uomini più di 51.000). Quelle che invece la statistica chiama inattive sono 28.000 molto più degli uomini: 15.500.

Anche il tasso di disoccupazione per le donne è più alto rispetto agli uomini, 11,1% contro il 9,4%. Un mondo che soffre, non c’è dubbio.

«Dietro questi numeri – commenta Norberto Ricci – c’è comunque tutta la vitalità, l’intraprendenza, il senso al sacrificio, ed anche l’innovazione e la fantasia delle donne imprenditrici. Che sono indispensabili per la crescita della nostra economia e della nostra comunità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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