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Omaggio a Bellugi podestà ma anche artista multiforme

Omaggio a Bellugi podestà ma anche artista multiforme

Poeta dialettale, drammaturgo e autore anche di fiabe Le sue opere in massese ebbero un successo clamoroso

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MASSA.     Nato a Borgo del Ponte, divenne, giovanissimo, Commissario regio e poi, a soli 28 anni, in epoca fascista, fu primo Podestà di Massa, carica che mantenne per 15 anni. In questa veste egli dimostrò vere doti di amministratore, dando a Massa un assetto moderno, con opere pubbliche imponenti e innovative. Il viale Roma, il Lungomare, la via dei Colli , l'attuale asse viario dell'Aurelia , l'edificio delle Poste, quello del Genio civile, il Liceo Ginnasio furono tutte eseguite durante il suo mandato. All'ingegno dell'uomo pubblico si affiancava quello dell'artista: autore teatrale, drammaturgo, Bellugi è il nostro primo e maggiore poeta dialettale, di tale bravura che la sua fama si estese subito in tutta Italia.

“L'ultimo Maggio”, scritto con lo pseudonimo Frigidus, è tra le sue prime opere per il teatro. “La Via Nòa”, quella che gli dette il successo nazionale, fu tradotta in dialetto veneziano dal più famoso attore teatrale dialettale di quel tempo, Cesco Baseggio, che la mise in cartellone e con la sua Compagnia la rappresentò nelle città italiane.

La produzione artistica del Bellugi, si scandisce lentamente nel tempo: suo è il testo del prologo alla commedia in massese "Baltromeo calzolaro", di Paolo Ferrari, autore fondamentale per il teatro italiano, modenese di nascita e massese di adozione. Il “Prologo al Baltrò" venne scritto dal Bellugi in occasione della rappresentazione dell'opera del Ferrari al Teatro Astor di Massa, nella primavera del 1952. Negli anni 60 nacquero altre tre commedie in massese del Bellugi e quella “Gente del Ponto” che ottenne un clamoroso successo al Teatro Guglielmi, con quattro repliche consecutive.L'opera dialettale del Bellugi più amata dai massesi è tuttavia, “Pan fatto 'n cà”" pubblicato nel 1970 e composto da ben 29 poesie, una più bella dell'altra.

La critica non ha faticato a paragonare il talento del Bellugi poeta al vertice raggiunto in quel campo da Gioacchino Belli. Nel campo della drammaturgia, eccelsa opera del Bellugi è il "Giulio Cibo”. Il dramma, tratto dal testo storico di un altro illustre massese, il conte Luigi Staffetti , assurse anch'esso a fama nazionale e venne adattato per la Rai, che ne aveva stabilito l'allestimento, poi non voluto realizzare, per la messa in onda.

Ma Bellugi fu anche autore di fiabe per bambini. “La bisaccia delle fiabe”, “Fiabe in cielo”, "L'ultimo centauro" suscitarono l'attenzione di Jean Piaget, maestro della moderna psicologia infantile. Con “La città delle navi”, pubblicata nella raccolta "Fiabe di Mare", Bellugi vinse nel 1972 la settima edizione dell'"Áncora d'oro", premio annuale bandito dal Comune di Genova in occasione del Salone nautico.

Franco Frediani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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