La manifestazione
Incinta e disperata tenta di suicidarsi
La ragazza, romena, temeva che le venisse tolto il bambino. È stata lei a chiamare la polizia per essere aiutata
MASSA. La vita le fa paura, così tanta paura da convincerla che andarsene possa essere l’unica soluzione. Cancellare tutto portando con sè il suo bambino, la creaturina che le cresce nel grembo. Per stare insieme, per sempre.
Lei, a 28 anni, conosce il disagio, la paura, la solitudine di chi, in un paese straniero, si sente senza riferimenti. Romena, già mamma, non ha con sè i suoi due bambini. Troppa povertà, troppo disagio: sono stati affidati ad una struttura protetta. E adesso che, al quarto mese di gravidanza, si vede crescere il pancione, teme che anche quel piccolino possa essere allontanato da lei. Nonostante un uomo che le sta vicino (il padre di uno dei suo figli), lei non ce la fa, cerca una panacea e la trova nell’alcol. Un vortice che la travolge, che la fa sentire senza una via di scampo.
A gennaio una prima telefonata al 112 per dire che una vita così non poteva più reggerla, quindici giorni fa il primo tentativo di “volare via”: i tagli del coltello le segnano ancora i polsi. Ma il compagno riesce a salvarla. Venerdì sera lo sconforto la vince nuovamente: la ragazza decide di andarsene, una volta per tutte. Ma forse quell’istinto che ci porta a guardare alla vita come alla scelta più naturale e vera, forse quel piccolino nella pancia, pronto a tirarle i primi calci: qualcosa la spinge a dare l’allarme. A far sapere al mondo che lei non ce la fa più. Ultima, disperata richiesta d’auto, gridata a gran voce.
La giovane madre prende il telefono, compone il numero della polizia e avvisa che vuole salutare per sempre la vita. Dall’altra parte della cornetta c’è il centralinista della questura. Immediato l’allarme: partono gli uomini delle volanti, coordinati da Alessandro Gallo e, con loro, alcuni agenti della squadra mobile, in borghese. La donna racconta che con lei si toglierà la vita anche il compagno (non è così in realtà) e la polizia si muove in forze.
La ragazza si è barricata in una stanza, con un coltello tra le mani. Il compagno, di fronte a tanta disperazione, considera la polizia la sua ancora di salvezza, apre la porta dell’appartamento, li accoglie, racconta di una ragazza con problemi di alcolismo, seguita da uno psichiatra per la sua fragilità emotiva. L’uomo non abbandona gli agenti mentre tentano di convincere la giovane madre ad aprire, a farsi aiutare. Ma nulla, quella porta non si spalanca.
La ragazza si è consolata con l’alcol: ha bevuto troppo, perso lucidità. Per entrare nella stanza serve l’aiuto dei vigili del fuoco. I pompieri passano da una finestra, aiutano a farlo anche i poliziotti: la mamma è stesa a terra, con il coltello da cucina, tenta di ferirsi. L’alcol, però, le sottrae le forze e, in parte, la consapevolezza. Sta male, collassa. Nell’appartamento di Marina arrivano i medici del 118 e decidono di trasferirla in ospedale.
Lì, dopo le prime cure, la ragazza riapre gli occhi e parla, per ben 30 minuti: racconta il suo dolore e lo psichiatra l’ascolta e le spiega che solo facendosi aiutare, liberandosi dell’alcol, riconquistando lentamente la normalità, potrà tornare a fare la mamma. E lei si calma e accetta di essere ricoverata nel reparto di psichiatria. Un primo passo per guardare alla vita con coraggio, per sperare ancora in un futuro. Per lei, solo 28enne, per i suoi tre bambini.
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