Sicurezza
Il ritorno delle reliquie di San Caprasio
Restaurate dopo l’alluvione sono di nuovo custodite nell’abbazia dove si trovavano da un millennio
AULLA. Le reliquie di San Caprasio tornano nella loro sede originaria, in quell’antica abbazia che le ha conservate per quasi un millennio. Durante l’alluvione dello scorso ottobre, l’integrità delle ossa del santo venne messa in serio pericolo a causa della filtrazione di acqua nell’urna dove erano riposte.
Un’operazione delicata, quella della loro restaurazione, che venne affidata alle mani esperte di Francesco Mallegni, docente di antropologia fisica all’Università di Pisa: lo stesso professore che ha studiato altri celebri resti, tra cui Sant’Antonio da Padova, Giotto e il celeberrimo Conte Ugolino Della Gherardesca.
Il procedimento di asciugatura e di rinsaldamento delle ossa, portato a termine con eccezionale perizia, ha permesso che le reliquie siano nuovamente riposte al di sotto dell’altare, dove erano state trovate nel 2003. Il ritrovamento fu fatto durante i lavori di ristrutturazione dell’abbazia: quella che fino allora era ritenuta una leggenda, di colpo si trasformò in realtà. Questa sua sepoltura, al di sotto dell’altare cerimoniale, era stata trasmessa di bocca in bocca, per generazioni; gli anziani del paese la raccontavano come una favola, come ricordo di un’ epoca che non esisteva più, un’epoca fatta di cavalieri, santi ed eroi.
Ma si sa le leggende il più delle volte hanno un fondo di verità, che è solo coperto dagli strati del tempo. Gli studi effettuati sui resti hanno reso possibile scoprire, attraverso la paleonutrizione, che il santo si nutrì di crostacei e pesce, che confermerebbe la sua permanenza in eremitaggio sull’isola Lerìns, al largo della Costa Azzurra, gli esami al Carbonio 14 lo collocano tra il Mille e il 1050. Il santo, protettore dei pellegrini, ora è di nuovo a casa, pronto a salvaguardare chi, tutti gli anni, percorre la Via Francigena.
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