Il Tirreno

L’abbraccio di Vauro a oncologia: lottiamo per la nostra sanità

L’incontro con un vecchio amico, il presidente del consiglio comunale di Pistoia Vettori simbolo della lotta all’amianto

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CARRARA. Vauro Senesi ospite del reparto di oncologia, per uno degli ormai noti appuntamenti con “Chi c'è c'è”. Ad accoglierlo, poltrone rosse ed una bella mostra fotografica sulla Russia che fu. «In omaggio al tuo comunismo», ha scherzato il primario Maurizio Cantore. E chi teneva a definirsi comunista era anche Marco Vettori, il presidente del Consiglio comunale di Pistoia ricoverato in reparto a Carrara e vecchio amico del vignettista, che non vedeva ormai da 18 anni. Marco Vettori, ex dipendente Breda, è uno dei simboli della battaglia contro l’amianto e ora lotta contro la malattia qui a Carrara. Un caldo abbraccio fra i due e qualche battuta: «Se tutti miei accidenti vanno in porto il vostro lavoro sarà inutile», ha affermando ridendo Vauro rivolgendosi ai medici e poi non ha resistito a tranquillizzare l'amico così: «I miei accidenti non servono a nulla non ti preoccupare, se no ci sarebbe qualcuno che al Governo non avrebbe campato neanche mezz'ora, invece c'è rimasto 18 anni!». Una lunga chiacchierata con i pazienti, i medici e gli infermieri presenti perché, ha tenuto ha sottolineare il vignettista pistoiese, «non accetto molti inviti, ma questo non volevo perdermelo, perché al contrario di tanti altri ha un senso». E Vauro ricorda la sua grande collaborazione con Emergency e gli ospedali che la Ong gestisce in zone di guerra, quella guerra che, come la povertà e la malattia, «Permette di comprendere il mondo, grazie allo sviluppo di un terzo occhio in grado di far diventare anche il consumatore occidentale un cittadino».

La sanità qui è un diritto, ma per antonomasia non è più tale quando non viene condiviso da tutti, e allora si fa privilegio. «Esattamente - afferma Cantore - perché con i soldi necessari per i farmaci di questo reparto sarebbe possibile comprare migliaia di vaccini per chi in altre parti del pianeta non ha la possibilità di comprarli. Questa è una fortuna di cui in molti dovrebbero rendersi conto».

«Esserne coscienti non certo per rinunciarvi ma per combattere per il mantenimento di questo tipo di sanità - sottolinea Vauro - e coltivare una coscienza critica che riesca a farci guardare al mondo che ci circonda ed esprimere quello sdegno per l'ingiustizia che è il sale della satira e della libertà di parola che, anche in questo caso è un privilegio riservato a pochi». Sì, perché la satira dovrebbe servire proprio a questo, a risvegliare coscienze troppo spesso assopite. I media, da parte loro avrebbero il compito di sollevare il velo di omertà che oscura le guerre: «Quando facevo l'inviato di guerra dall'Afghanistan per Sciuscià, il vecchio programma di Michele Santoro, mi collegai e comunicai un grande scoop: un giorno intero senza bombe! E la meraviglia di vedere le donne battere il grano nei campi. Qualcuno mi avrà riso dietro, ma in un Paese che da oltre 30 anni non conosce la pace, viverla anche solo per poche ore è una magnifica eccezione».

Barbara Monaco

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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