Sicurezza
C’è un solo mandante dietro i due incendi al Lido del finanziere
Gli inquirenti hanno un sospetto, ma lavorano su più piste Distrutte 18 cabine dello stabilimento. A gennaio furono 20
MASSA. Per quei pochi che non erano convinti che l’incendio del 20 gennaio allo stabilimento balneare delle fiamme gialle di Marina di Massa, il Lido del finanziere, fosse un atto doloso, ecco servita la replica. Un rogo identico si è sprigionato l’altra sera devastando la fila sinistra delle cabine utilizzate dai militari e dalle loro famiglie. Diciotto in tutto, quattro completamente distrutte e 14 seriamente danneggiate. A queste si aggiungono le venti polverizzate a gennaio. Danni per svariate migliaia di euro.
Il movente è chiaro: non lo nascondono né il comandante provinciale della Finanza, il colonnello Giuseppe Autuori, né il procuratore capo Aldo Giubilaro. Il piromane agisce per conto di qualcuno che ha avuto un grosso accertamento da parte delle fiamme gialle, un accertamento che ha smascherato la sua totale evasione fiscale. E il conto che ha dovuto pagare allo Stato lo ha messo in ginocchio. Da qui il rancore e da qui la decisione di vendicarsi.
Proprio il movente di questi due incendi spaventa. Il colpevole, non quello materiale ma l’ideatore della vendetta, se è arrivato a questi punti è perché non ha nulla da perdere. E potrebbe decidere di non finirla qui. Anche se gli inquirenti sono sicuri di prenderlo, perché un sospetto fortissimo lo hanno già, fin dal primo rogo (tanto che hanno effettuato delle perquisizioni in casa di un uomo senza trovare nulla, però). Proprio la mancanza di prove ha fatto virare l’ipotesi investigativa verso un mandante piuttosto che un piromane. Qualcuno che ha offerto qualche centinaio di euro a un disperato per dare fuoco al bagno della Finanza. Per due volte.
Perché sul fatto che sia stata la stessa persona, in entrambe le occasioni, ad appiccare l’incendio non ci sono dubbi. Identico il modus operandi, identica l’ora in cui si sono sprigionate le fiamme. Verso le 21, un orario dove d’inverno a Marina non c’è nessuno, e quindi si può agire tranquillamente senza alcun rischio di essere scoperti da qualcuno.
Un piano elementare, troppo elementare per essere stato partorito da una mente eccelsa. Quindi si tratta d dilettanti, sia l’ideatore sia l’esecutore. Proprio per questo il procuratore Giubilaro ha escluso che dietro ai mandanti possa nascondersi la criminalità organizzata: «Basta vedere come hanno appiccato le fiamme per capire che c’è poco da preoccuparsi. Questo non vuol dire che abbasseremo la guardia, prenderemo il colpevole o i colpevoli ma non è un reato che deve provocare allarme sociale. Dà fastidio e per questo dobbiamo intervenire».
Chiaro quindi che le attenzioni della finanza e della procura si concentrino soprattutto sul furbetto smascherato dai controlli incrociati delle fiamme gialle. Come detto c’è una persona al centro dei sospetti ma non si tralasciano altre piste. Proprio per non rimanere spiazzati.
Le indagini come detto non sono all’inizio, ma a buon punto. Certo è che nessuno si aspettava che il piromane tornasse in azione. L’altra sera, come il 20 gennaio, accanto al colonnello Autuori c’erano sia il procuratore capo Giubilaro, sia il prefetto Giuseppe Merdendino, sia i vertici di carabinieri e polizia. La risposta in questo caso deve essere unitaria. E sarà unitaria, non appena i finanzieri riusciranno a mettere le mani su chi si è accanito sul loro stabilimento balneare. Con una promessa: l’estate non verrà rovinata da uno che non voleva pagare le tasse.
Altro serv. a pag. 11
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
