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Mirteto, in aula il dolore dei parenti

Mirteto, in aula il dolore dei parenti

In tribunale hanno testimoniato in ottanta: «Non siamo sicuri che nelle urne ci siano i nostri cari»

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MASSA. Ottanta parenti di defunti che sono stati cremati al Mirteto ieri hanno testimoniato l’oorore che hanno vissuto quando hanno saputo quello che accadeva in quel forno. In tanti si sono interrotti mentre spiegavano come gli operai di Euroservizi li facevano allontanare per poter restare da soli nell’impianto e fare quello che volevano senza essere visti da nessuno. Le cose che accadevano in quel forno sono note, il pm Federico Manotti le sta dimostrando ogni udienza che passa. Ma ieri il pubblico ministero ha avuto il solo compito di ascoltare quei racconti. Figli, mogli, mariti che grazie alle domande dell’avvocato Pianini - che difende l’Associazione di tutela dei defunti, che rappresenta tutti queste persone che si sono costituite parte civile - hanno aperto uno squarcio doloroso nelle loro vicende personali. Impossibile elencarle tutte le persone che sotto giuramento hanno parlato rivolgendosi al collegio (Puzone, Aracri, Ferri) che avrà il compito di giudicare gli imputati. Ma praticamente hanno detto la stessa cosa: gli operai addetti al forno li hanno mandati via prima di effettuare la cremazione, dando appuntamento per il giorno dopo ai parenti. Ognuna di queste persone, molte di queste anziane, ha detto che non sono sicure che dentro le urne che gli hanno consegnato ci siano i loro congiunti. Anzi, la certezza semmai è che ci sia altro in quei contenitori.

Prossima udienza il 18 aprile, con gli ultimi 14 parenti da sentire. Poi toccherà agli imputati dire cosa è successo al Mirteto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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