Sicurezza
Invalide dopo l’infortunio non trovano più un lavoro
Due storie raccontate a cuore aperto dalle protagoniste al convegno Anmil SIlvana: mia figlia di quattro anni morta sulla strada, investita insieme a me
CARRARA. La tragedia e la lunga odissea degli infortuni. La vita che cambia e dopo, nessuna opportunità di ritrovare più un lavoro, perché si è diventate invalide. Due storie dolorose, raccontate a cuore aperto durante il convegno dell’Anmil sul tema “Donne, lavoro e disabilità: tra sicurezza e qualità della vita”. Due pugni nello stomaco che più dei dati, più di tante belle parole fanno riflettere sui tanti problemi che le donne devono ancora affrontare nel mondo del lavoro.
Intanto, per quel che riguarda i numeri non ci sono state impennate nei dati che riguardano gli infortuni. Quelli in itinere (mentre si raggiunge il luogo di lavoro) per le donne sono diminuiti: da 168 nel 2009 a 153 nel 2010. Ma, è stato ricordato durante il convegno, va ricordato che anche l’occupazione delle donne è sempre a livelli molto bassi.
L’odissea della camionista SIlvana Ha preso la parola nella gremita sala di rappresentanza del Comune. E con voce tremante ha raccontato la sua tragedia. Silvana Colle ha 55 anni. è originaria di Verona, vive in Lunigiana dal 1975. L’11 novembre del 1985 la sua vita è cambiata per sempre.
«Lavoravo nella ditta di autotrasporto di mio marito, anch’io guidavo i camion su fino alle cave di Carrara. Quel giorno ero sulla via Dorsale, a Massa. Ero entrata in un ristorante per fare delle disposizioni a un nostro autista. Avevo mia figlia Silvia, di 4 anni, in braccio: la portavo sempre con me, era la più piccola, le altre tre erano già a scuola, ma lei non avevo nessuno a cui lasciarla mentre lavoravo».
E poi la tragedia. «Mentre attraversavamo la strada una macchina ci ha falciato: la mia bambina è morta, io sono rimasta in coma un mese - continua nel suo racconto Silvana - Le mie gambe erano uno spezzatino, ho dovuto subire sei operazioni, e all’inizio nemmeno mi avevano detto che avevo perso la mia piccola. L’ho scoperto quando sono tornata a casa».
Da allora per Silvana sono cominciate le difficoltà: «Mi sono separata, quando le figlie erano ormai sistemate, e non ho più trovato lavoro, solo qualche occupazione saltuaria, in nero a fare le faccende domestiche o i servizi in qualche ristorante - continua- Per un anno sono stata assunta a 3 ore e mezzo al giorno nella cucina di una casa di riposo di Bagnone: per poter fare quel lavoro avevo sostenuto anche un corso, ero in regola. Ma nell’agosto scorso non mi hanno rinnovato il contratto».
E’ un tunnel quello in cui è precipitata Silvana. E la luce è ancora lontana.
«Vivo con una pensione di invalidità (lo sono al 476%) di 200 euro - dice- Ho trovato due stanze, in Lunigiana: per entrare in cucina devo passare dall’esterno. Il risarcimento da quel tragico incidente non mi è ancora arrivato, solo una provvisionale che ho usato per pagare la donna che mi ha assistito nei primi tempi. Andare avanti ora è davvero difficile». E questa donna coraggiosa, che ancora fatica a camminare spera nelle pulizie di Pasqua: «Per me significa fare qualche ora di lavoro, e tirare su qualche soldo».
La storia di Mara E’ la prima volta che parla in pubblico Mara Della Tommasina. Lo fa per raccontare quella caduta accidentale, nel supermercato di Pallerone dove lavorava, che le ha cambiato la vita. «Otto anni fa, a 31 anni - dice - nella caduta mi sono fratturata la colonna vertebrale, La gamba destra mi era rimasta paralizzata, non ce la facevo più a camminare neppure con le stampelle. Ho avuto un crollo psicologico, l’uomo con cui vivevo mi ha lasciata, mi dicevano che sarei rimasta su una sedia a rotelle. Ho vissuto un calvario ma ora, dopo un delicato intervento posso camminare di nuovo».
Lo sforzo di ritornare alla normalità per Mara. Ma nessuna opportunità, fino ad oggi, di ritrovare un lavoro.
«Dopo l’incidente per me sarebbe stato importante poter ritornare a lavorare, e poter ricominciare a sentirmi utile - ha raccontato con grande emozione Mara - Ma non ancora trovato un lavoro: dopo il periodo di prova mi lasciano a casa, è successo anche di recente».
Il commento del sindaco «Ogni comunità ha un debito di riconoscenza nei confronti delle donne ma la nostra di più, ce lo ricordano le eroine del 7 luglio 1944, che hanno avuto la capacità di resistere nella lotta di Liberazione - ha ricordato il sindaco Zubbani alle tante donne presenti al convegno Anmil - Essere il vostro sindaco è motivo di orgoglio».
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