Il dolore
«Cavatori obbligati a lavorare col gelo»
Le denuncia dei sindacati: e poi contratti a chi può andare in pensione, così gli anziani non lasciano il posto ai giovani
CARRARA. Sindacati sul piede di guerra: Fillea-Cgil Feneal-Uil e Filca-Cisl puntano il dito contro gli industriali delle cave. Per una questione di posti di lavoro e per il problema della sicurezza. »Nelle cave c’è un fenomeno frequente, i capicava dopo aver maturato il diritto alla pensione continuano a restare in attività magari con contratti atipici, togliendo il lavoro a qualche giovane e magari mettendo a rischio la sicurezza propria e dei colleghi operai, infatti un lavoro così pericoloso diventa ancora più pericoloso con l’aumento dell’età, perché diminuisce la lucidità e la capacità di decisione. Invochiamo il lavoro per i giovani ma se chi deve andare in pensione rimane in servizio, non si fa posto a nuovi operai». Venturini segretario della Fillea, specifica che chi va in pensione può continuare a lavorare alle cave con contratti co.co.co. «Ma così non lascia il posto ai giovani, e il lavoro c’è perché nel 2011 ci risulta aumentata la produzione dei blocchi. Noi sindacalisti diciamo che bisogna andare a Roma per contestare il sistema che manda in pensione più tardi, e poi di fatto c’è chi continua l’attività anche dopo l’età pensionabile».
L’altro problema sollevato da Fillea, Feneal e Filca, è quello della sicurezza sul lavoro.
«Nelle settimane scorse abbiamo avuto, per effetto di temperature basse, la neve e il ghiaccio in cava, nonostante ciò alcune cave hanno lavorato e obbligato i lavoratori a lavorare. Alla faccia della sicurezza, già operare in cava come diciamo sempre è estremamente pericoloso, se poi si lavora con neve e ghiaccio certamente il pericolo aumenta. Abbiamo saputo che l’Asl, come Servizio prevenzione, ha in quel periodo fatto parecchi sopralluoghi, non sappiamo i risultati però diciamo che siamo soddisfatti del fatto che sono stati effettuati ed invitiamo a farne ancora di più quando piove e quando ci sono evidenti situazioni di pericolo». L’ing. Maura Pellegri responsabile del Servizio di prevenzione Asl, conferma: «Dai sopralluoghi effettuati, abbiamo rilevato che con situazioni di gelo alle cave, non c’erano attività di escavazione o di taglio in corso, ma in alcuni casi abbiamo trovato operai delle cave o di ditte in appalto, che operavano su mezzi per movimentare i detriti. Siccome dal 2011 un dispositivo dell’Asl vieta di lavorare quando c’è il gelo, abbiamo fatto verbali contestando la mancata osservanza della disposizione. Sono previste sanzioni».
I tre sindacati, infine ringraziano tutti i lavoratori che hanno partecipato alla manifestazione a Roma il 3 marzo scorso «per dire no alla riforma delle pensioni e per protestare contro il modo di far pagare la crisi ai soliti noti e cioè pensionati e lavoratori». A Roma è andata una nutrita delegazione di cavatori, marmisti, edili e falegnami. « Negli interventi dei segretari nazionali di categoria e confederali, è stato ribadito che i lavori non sono tutti uguali e che pertanto bisogna andare in pensione con età e contribuzioni diverse. La lotta per i diritti non si ferma».
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