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Olga rimase un mese in ospedale

Olga rimase un mese in ospedale

Problemi ai polmoni: una possibile concausa del decesso?

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CARRARA. Khalil Oumaalla, il compagno di Olga Kogut è riuscito a tornare in possesso delle poche cose che potevano ricordargli quella giovane che tanto amava e che erano ancora trattenute dal Comando della Polizia di Carrara.

Riavendo il cellulare che le aveva regalato potrà adesso avere un paio di fotografie che avevano scattato insieme e non dovrà più accontentarsi di quella estrapolata dai giornali e che custodiva nella tasca della camicia.

Insieme al cellulare poi Khalil ha potuto riavere un piccolo taccuino e qualche foto-tessera contenute al suo interno.

Olga partirà oggi, per raggiungere la sua famiglia in Ucraina dove potrà riposare in pace, ma c'è ancora qualcosa che forse andrebbe approfondita per renderle davvero giustizia.

Certo Olga non versava in buone condizioni di salute, questo è stato accertato, come è chiaro che non sia morta di morte violenta, ma la morte per fame, soprattutto in seguito al colloquio avuto da noi con il compagno sembrerebbe non poter essere la causa, o almeno, non l'unica causa del decesso.

Come si è detto, la donna era stata ricoverata all'ospedale di Carrara nell'agosto scorso e per un intero mese, per dei problemi non ben specificati ai polmoni. Abbiamo contattato telefonicamente il medico che la ricoverò: oltre a non ricordarsi, sul momento, di lei, afferma di non essere mai stato contattato da chi sta svolgendo le indagini.

Da parte sua il magistrato Rossella Soffio, titolare dell’inchiesta, afferma che le indagini, seppur non sia stata fatta l'autopsia e la salma sia ormai in partenza, sono ancora in corso e che quindi non avrebbe null'altro da aggiungere.

Al di là della denutrizione di cui ha parlato il medico legale Maurizio Ratti, la morte sarebbe avvenuta, come afferma lui stesso, per un edema polmonare: l’impressione è che anche il problema ai polmoni possa essere una delle chiavi per il decesso. Nulla riporterà indietro Olga, ma c’è il diritto alla piena chiarezza.

Barbara Monaco

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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