Sicurezza
«Ma Olga non ha voluto l’aiuto dei servizi sociali»
L’assessore Gabrielli replica alle accuse: abbiamo fatto tutto il possibile Ma la giovane avrebbe fatto perdere ogni traccia di sè dall’estate del 2010
MASSA
Lei saluta per sempre la vita, ai bordi della ferrovia. A trent’anni, nel silenzio e nel degrado di una tenda. Con la sua creatura in grembo: tra due mesi avrebbe lanciato il suo primo vagito. Il freddo e gli stenti vincono, quel bambino, mai venuto al mondo, e la sua mamma. Storia di solitudine, di una società in cui gli invisibili, tra le pieghe del benessere e dell’individualismo, ancora ci sono. Eppure quella storia di umanità tradita diventa caso: giudiziario e - tristemente - politico. Con accuse ai servizi sociali massesi contro cui punta il dito il consigliere comunale del Pdl, Stefano Benedetti.
Gabriella Gabrielli, che al sociale è assessore, non ci sta. Certo, ammette che quella ragazza incinta (già madre di un bambino) è «riuscita ad insinuarsi tra le maglie (troppo larghe?ndr) di una rete sociale che va dalle parrocchie alle associazioni», una rete fatta di contatti, conoscenze, solidarietà. Olga Kogut è sfuggita a qualsiasi forma di «controllo sociale». Ma l’idea che gli uffici competenti non si siano occupati di lei, l’assessore la respinge con forza perchè «i servizi si sono attivati a sostegno del figlio minore, di cui ancora si occupano. Lei, la giovane ucraina si è, però, sottratta alla presa in carico da parte dei servizi, appunto, sia di quelli comunali, sia di quelli dell’Asl». Nel 2010 - questa la ricostruzione di Gabriella Gabrielli - Olga fa perdere le sue tracce: «Nell’agosto del 2010 l’azienda sanitaria le propone l’accoglienza in una struttura, ma lei rifiuta e lo fa con una dichiarazione scritta. Un paio di mesi prima aveva lasciato ogni contatto anche con i servizi comunali che - ricorda Gabriella Gabrielli - non possono agire d’impero, se non con i minori». Loro, le assistenti sociali - parola dell’assessore - continuano a cercarla: «Sono andate a casa sua (l’abitazione in cui allora risultava residente), le hanno telefonato. Ma nulla. Nessuna informazione, nessuna segnalazione. I servizi non sapevano dove vivesse la giovane, nè che si fosse sistemata in una tenda» perchè se lo avessero saputo non avrebbero perso un attimo. E «del resto non c’era una tutela obbligata nei confronti di Olga, la ragazza non è stata dichiarata incapace di intendere e di volere».
Di lei i servizi massesi - questo quanto emerge dalle parole della Gabrielli - hanno notizia purtroppo solo nel giorno della morte, quando il Tirreno contatta l’assessore: «Ho avvisato le assistenti sociali e sono state loro ad informare il marito (con cui la donna non vive più e da cui aveva avuto un figlio). Altrimenti l’uomo l’avrebbe scoperto tutto dalla stampa, il giorno dopo». Poi una riflessione anche sulle esequie. La famiglia contesta il funerale, il marito ha dichiarato di aver espresso, ai servizi massesi, l’intenzione di richiedere la salma. Sulla questione l’assessore precisa: «I servizi hanno fatto tutto ciò che le procedure prevedono. Le esequie si sono svolte a Carrara e non a Massa e, per quanto riguarda la salma, la competenza, considerato anche che c’è un’inchiesta in corso, non è certo dei servizi sociali».
Storia triste, ancor più tristi gli strascichi. Così finisce in polemica quello che dovrebbe essere, prima interrogativo, poi riflessione consapevole su quanto questa società debba ancora crescere.
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