Il Tirreno

«Aveva il terrore di perdere il figlio»

«Aveva il terrore di perdere il figlio»

Parla a cuore aperto il compagno marocchino di Olga Kogut: lei era unica Il dramma della morte: non mi rispondeva, pensavo stesse dormendo

4 MINUTI DI LETTURA





CARRARA

Olga stava vivendo una bellissima storia d'amore. Chi le viveva quotidianamente accanto ed aspettava da lei un figlio è Khalid Omaalla, quarantaseienne, marocchino; aveva deciso di vivere con Olga, nella buona e nella cattiva sorte, anche quando venne ricoverata un mese all'ospedale di Carrara nell'agosto scorso per problemi ai polmoni. Fu solo Khalid a farle visita, due volte al giorno.

«Ci siamo conosciuti alla Caritas di Massa - racconta - lei mi chiedeva sempre se avevo una sigaretta da offrirle, così ci siamo scambiati il numero di telefono e lei mi ha chiamato subito; quando le ho proposto di andare a vivere insieme lei ha accettato e da allora, era circa un anno fa, non ci siamo più separati».

Prima in una casa, poi in tenda.

All'inizio Olga e Khalid vivevano in una casa abbandonata a Carrara, poi si sono trasferiti nella tenda della zona industriale: «A lei piaceva vivere lì insieme - sorride tristemente Khalid - diceva che quella era la nostra villa! Avevamo tutto quello che ci serviva, sette coperte e un materasso, poi io, che spesso facevo il taglialegna, accendevo sempre il fuoco per riscaldarci e per cucinare per lei».

Difficile descrivere la dedizione che traspare dal racconto di questo compagno che ormai si sentiva responsabile e legato come un marito in piena regola. Il colloquio con Khalid è fatto di tanti punti di sospensione, tanti silenzi per contenere le commozione e utili a rammentare momenti di una vita fatta di difficoltà ma anche di un lembo di piccola felicità ritrovata. È vero, Olga beveva un po' troppo ma da quando aveva incontrato Khalid lo faceva meno.

La paura che le portassero via anche questo figlio.

Olga continuava ad avere paura del marito ed il terrore che le togliessero anche questo secondo bambino: «Io le dicevo spesso di andare dagli assistenti sociali - prosegue - ma lei non voleva, aveva troppa paura, pensava a nostro figlio, era un maschio, ed era sicura che se l'avessero trovata ce lo avrebbero tolto come avevano fatto con il suo primo figlio».

E così Olga passava la maggior parte del suo tempo nella tenda, ed aspettava Khalid quelle volte che aveva la fortuna di trovare un lavoretto: «Io non andavo più da nessuna parte - racconta lui - facevo solo lavoro tenda, tenda lavoro, non volevo che stesse troppo tempo da sola e quando proprio non riuscivo ad avere un euro in tasca allora andavo alla mensa e portavo da mangiare anche a lei». Ad Olga non piaceva proprio il cibo della mensa e quando Khalid lavorava cucinava per lei: «Proprio la sera di sabato (Olga sarebbe morta la domenica mattina, ndc) mi aveva telefonato dicendomi di aver voglia di salsicce, a lei piaceva molto la carne di maiale e anche se io non la mangio perché sono musulmano la compravo per lei, facevo un bel fuoco e la cucinavo sulla brace, manzo o pollo per me e salsicce per lei. Quella sera era andata così, lei aveva mangiato e quello che era rimasto lo aveva messo da parte, lo mangio domani, mi aveva detto... poi siamo andati a dormire, alle 8 e mezzo ci siamo svegliati, lei era ancora nel dormiveglia ed io le ho bisbigliato di non preoccuparsi, di continuare a dormire tranquilla: mi sono alzato e sono andato a fare due passi».

Sembrava che dormisse ancora: era morta.

Circa un'ora più tardi Khalid è tornato e, siccome Olga dormiva ancora, l'ha chiamata, senza ottenere risposta: «Credevo che volesse scherzare - ricorda - le ho detto che non doveva mettermi paura ma lei non si muoveva, allora le ho preso una mano, gliel'ho sollevata ma quando l'ho lasciata è ricaduta sul materasso, allora l'ho schiaffeggiata, ho messo la mia bocca sulla sua per vedere se respirava, ma niente, e neanche la pancia “respirava” più... Non volevo crederci, perché, com'era possibile...sono rimasto annichilito poi ho preso la bicicletta e sono andato dai Carabinieri di Avenza... il resto della storia la conoscete...». E se Olga è morta così, una domenica mattina, nel sonno, con la sicurezza di avere un vero affetto accanto, forse l'unico rammarico è che se ne sia andata proprio adesso, adesso che sembrava aver ritrovato un pizzico di serenità, quella serenità che difficilmente Khalid riuscirà a ritrovare: «Non esiste nessuna come lei - continua - era una donna gentile che anche in mezzo a mille preoccupazioni riusciva ancora a sorridere ed essere gentile con tutti, anche alla Caritas tutti la conoscevano e ne parlavano bene, l'unica cosa per la quale piangeva sempre era il suo primo figlio, le mancava molto, ricordo ancora quando una volta che eravamo alla mensa di Marina di Carrara l'ha visto passare per mano al padre, ha avuto un sussulto, lo guardava e piangeva da lontano, allora io le ho detto di andare, che in fondo era il suo bambino, ma il marito come sempre l'ha trattata male e le ha detto di andarsene, io ho cercato di farlo ragionare ma lui mi ha detto che io non c'entravo niente; io invece penso di sì, penso che ormai qualcosa c'entravo perché volevo molto bene ad Olga; quando lui la chiamava, la insultava e la faceva piangere. Sono contento di averla incontrata, lei è morta, ma qualcuno l'ha amata davvero e anche lei mi amava, ricordo quando mi guardava e diceva: finalmente ho trovato l'uomo della mia vita».

Barbara Monaco

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa