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Lo scoppio del metanodotto di Tresana bloccò per giorni la lavorazione
Tresana. Il 18 gennaio, sul metanodotto La Spezia-Cortemaggiore, ubicato nella frazione di Mulino, avviene un’esplosione durante lavori di manutenzione. Uno disastro immane che, solo per miracolo,...
Tresana. Il 18 gennaio, sul metanodotto La Spezia-Cortemaggiore, ubicato nella frazione di Mulino, avviene un’esplosione durante lavori di manutenzione.
Uno disastro immane che, solo per miracolo, non ha causato decine di morti visto che attorno al cantiere dove è avvenuta l’esplosione ci sono parecchie abitazioni ma che, per fortuna, al momento dello scoppio erano deserte o quasi, con i residenti impegnati nei loro lavori oppure all’esternom dato che la giornta, pur freddissima, era caratterizzata da un bellissimo sole.
Saranno dieci i feriti, e a un mese dal disastro si registrerà anche una vittima: il giovane Georgi Dimitrov, uno degli operai che lavorava alla condotta.
Il ragazzo aveva subìto ustioni gravissime e, dopo una lunga agonia, è morto nell’ospedale di Roma.
Per diversi giorni il metanodotto è fuori uso e una serie di carri bombolai si occupa di garantire l’afflusso di gas nelle case. Le cartiere San Lorenzo ed Europaper perdono però diversi giorni di lavoro dopo il disastro: per la prima saranno undici i giorni di stop, mentre la seconda circa nove.
Immediato l’intervento del sindaco di Fivizzano Paolo Grassi che chiede il dissequestro dell’area dello scoppio per poter riattivare la linea. Dopo qualche giorno si arriva all’installazione di un lungo bypass, che aggira il punto dove i periti quotidianamente compiono i propri rilievi e permette di riattivare il passaggio del metano.
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