Il Tirreno

Il meccanico re della “salsa”

di Cinzia Carpita
Il meccanico re della “salsa”

Luciano Luciani ospite alla Capannina di Viareggio: la storia di un carrarese con anima tropicale

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CARRARA

Sarà uno degli ospiti di “Salsa story III” questa notte alla Capannina di Viareggio dove vari Dj proporranno un viaggio attraverso la tipica musica sudamericana dagli anni Cinquanta agli anni Settanta. E lui, il carrarese nato a Caina, che divenne il “re della salsa” in Perù, parlerà della storia di questi ritmi di cui si ritiene uno dei massimi divulgatori. Luciano Luciani, oggi a 78 anni è un pensionato fra due mondi: lasciò a 19 anni il quartiere di Caina per emigrare (come molti toscani) oltre oceano. Raggiunse Lima per lavorare con uno zio che aveva un ristorante all’italiana, “La Toscana”. Ma l’inventiva di Luciani era vulcanica: aprì nella città andina un’officina meccanica tutta sua, con più di venti dipendenti, e la chiamò “Factoria La tecnica italiana”. Aggiustava automobili. Ma alla musica dei motori preferiva nel tempo libero quella delle maracas. E anche se le sue radici restavano saldamente attaccate a Carrara, proprio lui, un “bianco” cresciuto all’ombra delle cave di marmo, divenne uno dei compositori e direttori d’orchestra di musica sudamericana più noti e apprezzati del nuovo continente. Si perfezionò nello studio del sassofono, girò fra Cile, Colombia, Messico, per assimilare i ritmi tropicali. Musiche e testi sgorgarono dalla sua fantasia. Da compositore a direttore d’orchestra il passo fu facile. Nacque la “Luciano Luciani y sus mulatos”. 17 suonatori, piano, batteria, tumba, maracas, cembali, contrabbasso, 3 cornette, 4 sassofoni.

Mostra orgoglioso pagine e pagine di vecchi giornali stranieri che parlano di lui, articoli e foto di un passato artistico poco conosciuto a Carrara e molto in tutta l’America del nord, del centro e del sud. Una sfilza di canzoni come “Mulatas vamos a la salsa”, “Quiero un merecumbe”, “Baila la cumbia” e tante altre. Luciani incise più di 70 dischi per note case discografiche come Stereo Mag, Odeon, Leader.

Il meccanico musicista approdò dal Perù a Miami, nella Grande Mela, a Los Angeles.

Si ricorda di quella volta che a Lima riempì un intero stadio con 60mila spettatori accorsi a un suo concerto. Mostra un attestato: il diploma con medaglia d’oro della Camera di commercio di Magdalena del Mar a Lima, assegnatogli nel 1966 come autore e compositore per le sue brillanti creazioni artistiche. Questo “italiano con anima tropicale” come venne definito, fu scelto per rappresentare il Perù a un Festival internazionale della musica latino-americana. «Al festival di Sanremo Celentano ha cantato una canzone sul ritmo colombiano della cumbia, a cui si è ispirato anche Giovanotti: un ritmo che ho portato io in Italia nel 1973, ma allora non fu capito». Da oltre 20 anni è tornato nella sua Carrara dove pochi anni fa ha chiuso l’attività di officina che aveva aperto a San Ceccardo. Ama Carrara ma la critica («è sempre la stessa»), dice che vorrebbe divedere il Perù. E’ uno di quei talenti italiani emigrati. Polemico verso la sua città come tutti i carrarini doc, ha però negli occhi lo sguardo sereno del popolo delle Ande, che lo ha accolto e reso famoso ma che alla fine non ha potuto impedirgli di rispondere al richiamo delle Apuane.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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