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Pelù: «Ecco le ragioni per aprire quella Rsa»

MASSA Ma chi si occupa degli anziani non autosufficienti, dei malati di Alzheimer ad esempio? La vicenda del destino dei locali di via Marina Vecchia che la Fondazione Pelù ha messo da anni a...

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MASSA

Ma chi si occupa degli anziani non autosufficienti, dei malati di Alzheimer ad esempio? La vicenda del destino dei locali di via Marina Vecchia che la Fondazione Pelù ha messo da anni a disposizione dell’Asl per creare una residenza per anziani (40 posti) e che invece non verranno utilizzate a tale scopo pone dei seri problemi.

La Fondazione ha scritto alla Regione, per l’Asl «le necessità sono oggi cambiate». Ma è proprio così? Lo domanda anche Piera Teresa Canale Pelù,presidente della Fondazione specie dopo aver letto, appunto, le risposte dell’Asl e anche della vicenda del travaglio della Rsa Riviera Blu di Marina, con i 10 dipenedente che sono senza stipendio perchè la strutura deve ancora incassare 120mila euro di crediti dagli enti pubblici.

«Senza entrare nel merito dei ritardi nei pagamenti delle rette da parte di Asl e Comuni - dice la signora Pelù - giova rammentare che altre strutture residenziali del territorio vantano liste d'attesa, come a suo tempo dichiarato dai rispettivi dirigenti e nonostante tutte abbiano difficoltà ad ospitare gravi demenze senili ed in particolare le persone affette da morbo di Alzheimer. Questi cittadini sono attualmente privati dei loro diritti in quanto non esiste a Massa alcuna possibilità di continuità assistenziale, potendo solo contare su un numero di posti assai limitato nella sola forma del ricovero diurno, istituito nei locali messi a disposizione da questa Fondazione. Per il resto della giornata e della nottata l'assistenza purtroppo grava esclusivamente sulle famiglie spesso in crisi per una angoscia troppo a lungo subita.

La Asl, qualora rispettasse l'impegno di attivare la Rsa in Via Marina vecchia, darebbe finalmente risposte, da tempo sollecitate dalla cittadinanza, in ambienti idonei forniti di personale sanitario e sociale capace di alleviare le conseguenze che una difficile patologia reca soprattutto alle famiglie».

Insomma, non c’è una struttura pubblica che si occupi delle persone non autosufficienti. Ma anche il privato si tiene alla larga visto che per seguire queste persone servono standard qualitativi (e quantitativi, nel senso di personale) molto alti e quindi costosi.

Il problema posto e anche oggi rilanciato dalla Fondazione Pelù merita dunque un serio approfondimento da parte delle istituzioni e non può essere liquidato con poche battute.

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