Il Tirreno

No ai kebab, si infiamma la polemica

di Andrea Bonatti
No ai kebab, si infiamma la polemica

Presa di posizione del Pd contro la delibera del Comune che vieta l’apertura dei negozi etnici nel centro storico

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PONTREMOLI

Pontremoli dice no al kebab in centro storico e scoppia la polemica. Lo stop all’apertura di ristoranti etnici ai piedi del castello del Piagnaro arriva con una deliberazione della giunta comunale che non va già ai consiglieri di opposizione. La contestazione è su due fronti: nel merito, ovvero sull’opportunità di un atto «che potrebbe configurare intendimenti discriminatori», come recita una lettera di tre consiglieri Pd al prefetto e al sindaco, e sul modo, cioè per non essere passati dal voto del consiglio comunale.

«Valorizzare il centro storico e contestualizzarne le attività e l’attività commerciale - recita la delibera del 27 febbraio - con particolare riferimento a quella di prodotti tipici ivi compresi tutti quelli che tradizionalmente hanno caratterizzato quei borghi al fine di preservare e tutelare l’unicità della cultura e dell’identità locale». In pratica chi voglia aprire un’attività “kebab o simili”, dice sempre il documento, dovrà farlo fuori dagli «ambiti urbanistici di particolare tutela residenziale» e comunque solo dopo “una fasenegoziale con l’amministrazione comunale «volta ad accertare il rispetto di “standard qualitativi”.

«Per noi è un documento discriminatorio - dice il consigliere Pd Paolo Bissoli, che insieme a Roberto Ribolla e Mauro Cozzalupi ha firmato l’esposto al prefetto - e poi è un atto di carattere programmatorio su cui la giunta non può esprimersi. Sarò il consiglio semmai, ma per adesso manca ancora un piano complessivo del commercio. Sul resto permane il giudizio negativo: è un’iniziativa anacronistica perché si parla di attività ormai molto diffuse in tutta Italia ed in tutto il mondo che fanno parte della nostra cultura e soprattutto a cui si rivolgono tutti i cittadini». A conferma di quanto sostengono gli assessori di minoranza c’è il parere “non favorevole” espresso dal responsabile del Servizio che nota come “trattandosi comunque di un provvedimento di programmazione commerciale, che deve essere frutto di ampia e approfondita analisi del proprio territorio, fondato su principi e criteri della normativa regionale (L.R.T. n. 28/2005), della Direttiva C.C. n. 123/2006 e della normativa nazionale di recepimento (L. n. 59/2010) e finalizzato a contemplare l’interesse della collettività e quello del libero esercizio dell’attività d’impresa, si esprime parere non favorevole in quanto la materia trattata è di competenza del Consiglio Comunale e oggetto di specifica concertazione».

«La delibera rientra in un piano più vasto di riqualificazione del centro storico - illustra il vicesindaco Pietro Camillo Cocchi - e se è stata fatta in un modo un po’ frettoloso, se così si può dire, era perché c’era la necessità di farla il prima possibile. Siamo venuti a sapere che una piccola rosticceria in Corso Cavour che faceva prodotti tipici come panigacci e torte d’erbi, era stata acquistata da un signore che voleva trasformarla in un kebab. A quel punto era necessario stopparlo, farlo dopo sarebbe stato peggio soprattutto per lui. D’altra parte avevamo stabilito un percorso per cui si sarebbe dovuti passare in Comune prima di impianatare un’attività in centro storico, e questo non è stato rispettato».

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