La manifestazione
Caso Olga, alta tensione in centro
Sit-in di protesta promosso da Fli, duro faccia a faccia fra il candidato Franzoni e la dirigente
CARRARA
Città blindata per il sit-in organizzato ieri mattina dal candidato sindaco di Fli Nicola Franzoni davanti al municipio per protestare contro le politiche sociali del Comune a seguito della morte di Olga Kogut, la giovane donna ucraina trovata cadavere domenica scorsa in una situazione di indigenza ed estremo degrado insieme al figlio che portava in grembo.
La mattinata, conclusasi con un aspro scontro verbale che ha visto protagonisti Franzoni e la dirigente del settore sociale Daniela Tommasini, è parsa tesa fin dall’inizio della manifestazione, quando il leader dei finiani, accompagnato dai militanti del suo partito e da diversi indigenti ed occupanti senza titolo delle case popolari è arrivato di fronte a palazzo civico, trovandovi schierati almeno molti carabinieri, poliziotti e vigili urbani. «La nostra -ha spiegato Franzoni- era una manifestazione pacifica contro il disastro sociale causato a Carrara dall’amministrazione del sindaco Angelo Zubbani, totalmente incapace di tutelare i più deboli, come dimostra la presenza di oltre 8mila indigenti in città».
Dopo aver aperto la sua manifestazione chiedendo al megafono le dimissioni del primo cittadino e della dottoressa Tommasini, Franzoni ha voluto recarsi insieme ai suoi sostenitori alla scuola Saffi, sede dei servizi sociali comunali per parlare personalmente con la dirigente di settore.
Il candidato finiano ha quindi chiesto ai suoi sostenitori di riporre le bandiere di Fli e di recarsi alla Saffi senza esibire alcun contrassegno politico, poiché il permesso rilasciato dalla questura prevedeva solo la possibilità di un sit in davanti al Comune e non un corteo tra le strade del centro.
Nonostante tutto ciò le forze dell’ordine hanno voluto comunque accompagnare la delegazione di Franzoni fino alla sede dei servizi sociali. Una volta arrivato sul posto il leader di Fli ha chiesto di parlare con la Tommasini.
Di fronte alla dirigente Franzoni ha accusato il Comune di essersi disinteressato del caso della Kogut, chiedendo anche lumi sulla vicenda di Tiziano Freschi, operatore Amia che, a suo dire, sarebbe stato sospeso dal lavoro perché militante finiano.
Di fronte alla risposta della Tommasini, che gli consigliava di compilare una richiesta ufficiale per accedere agli atti, Franzoni ha accusato la dirigente di incapacità e «totale mancanza di cuore ed umanità», tornando a chiederne le dimissioni ed innescando uno scontro verbale durato qualche minuto.
Da parte sua la dirigente Daniela Tommasini ribatte: «Ritengo che il signor Franzoni non possa rivolgersi agli uffici portando con sè questo signor Freschi e una cittadina romena, senza fissa dimora, trovata ad Avenza, chiedendo l’accesso ai servizi sociali attraverso la dirigente. Gli ho risposto che non conosce la normativa e l’organizzazione dei servizi sociali carraresi: gli utenti devono presentarsi ai distretti socio-sanitari, dove si trovano gli assistenti sociali che svolgono l’attività di assistenza sul territorio». In merito alla presunta mancanza di cuore e umanità: «All’università - sottolinea la dirigente - mi hanno sempre insegnato che non bisogna mescolare la propria attività professionale con il sentimento e con il cuore, che devono essere attinenti solo alla propria sfera privata. E credo che sia giusto così: nello svolgimento del lavoro occorre essere oggettivi, professionali, e non farsi coinvolgere dal sentimento e dal cuore. Ai servizi sociali di Carrara ci sono regole precise, trasparenti, con una organizzazione che prevede la richiesta attraverso una istanza protocollata, e alla quale viene data risposta entro trenta giorni. Il signor Franzoni può venire quando vuole e gli aprirò sempre la porta, ma per segnalare i casi specifici c’è una procedura ed è quella che deve essere seguita».
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