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Il sindaco: insieme facciamo in modo che non si ripeta più

Il sindaco: insieme facciamo in modo che non si ripeta più

Il dramma della giovane mamma ucraina: «Diciamo no alle strumentalizzazioni, i servizi lavorano al massimo»

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CARRARA

«Leggendo sulla stampa prese di posizione e considerazioni di diversi esponenti della politica locale mi vedo costretto ad intervenire nuovamente sulla vicenda della morte di Olga Kogut la giovane donna ucraina morta domenica scorsa in una situazione di indigenza e di estremo degrado»: lo sottolinea in una nota il sindaco Angelo Zubbani.

«Come ho dichiarato nelle ore successive al ritrovamento è un episodio triste, che ha ferito la nostra comunità così come il nostro territorio e che mi tocca profondamente come uomo prima ancora che come amministratore; un episodio che fa emergere le fragilità di una società che non ce la fa a prendersi cura di tutti i più deboli, soprattutto quando questi tendono a nascondersi anche per timori che dovrebbero essere compresi e approfonditi e che, per un minimo di equilibrio e di etica, non dovrebbero essere utilizzati impropriamente come in questo caso».

E aggiunge: «A quanti oggi si interrogano, anche in maniera strumentale, sull’efficienza dei nostri servizi sociali vorrei ricordare che i nostri uffici, ai quali va il sostegno e l’apprezzamento convinto dell’Amministrazione, sono impegnati anche se con organici ridotti e con i soli mezzi di cui disponiamo, ad intervenire per capire e rispondere al disagio di singoli nuclei familiari: un esercito che aumenta ogni giorno, per gli effetti di una crisi devastante che causa mancanza di lavoro e di mezzi di sostentamento adeguati alle necessità di una vita dignitosa».

«Pur in presenza di un quadro difficile, e con risorse oggettivamente limitate, riusciamo comunque ad assicurare, anche quando emergono situazioni riferite a migranti e soggetti non stanziali, almeno un pasto caldo e un’assistenza primaria grazie anche all’encomiabile e meritevole lavoro del mondo del volontariato, delle associazioni e delle Parrocchie da sempre in prima linea ma, purtroppo, non possiamo offrire a ciascuno di loro un tetto e un’occupazione come quasi tutti cercano e meriterebbero. A coloro che giornalmente sono impegnati a criticare e a denunciare senza tenere conto delle difficoltà per fare fronte a questo disagio crescente, ma soprattutto a quanti sono preoccupati per le condizioni di disagio di donne, uomini e famiglie voglio ribadire che continueremo a fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità usando al meglio i mezzi e gli strumenti a disposizione, per contrastare disagio ed emarginazione sotto qualsiasi forma si presentino».

E conclude il sindaco: «Ecco perché vorrei che un caso tristissimo come quello della povera Olga, diventasse occasione di una seria riflessione per tutti, per un’assunzione collettiva di impegno a fare sì che episodi di questo genere non si ripetano».

Ieri i funerali, non c’era nessuno.

Intanto ieri mattina Olga Kogut, chiusa in una bara di legno chiaro è partita per il suo ultimo viaggio, verso il cimitero di Turigliano dove, con tutte le spese a carico del Comune, è stata tumulata.

Davanti all’obitorio, poco prima delle dieci, per Olga, non c’era nessuno. Nessun rappresentante delle istituzioni. Nessun politico, e nemmeno qualche cittadino comune che abbia avuto il desiderio di far sentire con la sua presenza la vicinanza al dramma sociale e umano della giovane donna incinta morta in tenda. C’erano solo gli addetti della Croce Verde con il carro funebre. E sulla bara della giovane ucraina non è stato posato neppure un fiore. Nulla di nulla.

E proprio all’obitorio, vedendo andare via la salma di Olga, c’è stato qualcuno (che si trovava lì in visita a un parente defunto) che ha detto: «Non c’è nessuno per quella povera donna ucraina, tante chiacchiere, ma non è venuto nemmeno un cane a darle l’addio».

Alla domanda diretta su come mai non ci fossero i fiori sulla bara di Olga Kogut l’assessore Massimiliano Benrardi ha risposto: «Il Comune si occupa dei funerali delle persone in estrema difficoltà, come era Olga. Dei fiori non abbiamo mai parlato».

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