Il dolore
Il professore è malato? Il liceo va in crisi
Difficile trovare supplenti in caso di assenze prolungate, i presidi devono pagarli con budget propri
MASSA
La Gelmini non c’è più, ma gli effetti della sua riforma restano. E sono pesanti per le scuole cittadine: i tagli all’istruzione pubblica operati dal governo Berlusconi (e che l’attuale governo non sembra intenzionato a modificare) si fanno sentire, nelle scuole superiori, soprattutto nelle sostituzioni.
Basta infatti che un insegnante si ammali e la scuola rischia di andare in crisi. Se poi l’assenza del docente è di una-due settimane, la supplenza diventa un calvario. Confermano gli stessi presidi Luigi Bianchi, dei licei umanistici (classico, linguistico e scienze umane), e Sandra Pecchia, del liceo scientifico. La riforma non ha previsto solo un taglio netto dei supplenti, ma ha sancito anche l’orario lavorativo di tutti gli insegnanti a 18 ore piene - non più quindi 16 ore di insegnamento più 4 di disponibilità per la supplenza. Questo ha inevitabilmente portato a dei buchi nell’orario, in caso di malattie, che spesso, i presidi, non sanno come gestire.
«La supplenza – spiega Sandra Pecchia, preside del liceo scientifico Fermi – è diventata davvero un problema. Se l’insegnante manca per un giorno o due, chiediamo ai colleghi di fare un extra e cerchiamo di incastrare gli orari. Ma se la sostituzione da fare è più lunga diventa più complicato. Spesso ci tocca fare uscire i ragazzi prima, o farli entrare dopo, tenendo conto di tutti i permessi che bisogna far firmare ai genitori nel caso di alunni minorenni, che sono la maggior parte».
«Il disagio maggiore dopo la riforma è sicuramente quello della supplenza – commenta Luigi Bianchi – non abbiamo supplenti, ma in caso di malattie lunghe, bisogna comunque garantire l’insegnamento ai nostri alunni. Per questo, spesso, ci tocca autofinanziarci con il budget scolastico».
Ma c’è un altro problema generato dalla riforma: quello della continuità dell’insegnamento. «Prima della riforma – continua Bianchi – avevamo un solo insegnante per greco, italiano e latino. Adesso i professori non possono avere più di 18 ore di docenza e questo ci ha costretto a spezzettare l’offerta formativa fra i vari insegnamenti. E non è molto educativo perché queste tre materie, ad esempio, formano un blocco unico».
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