Il Tirreno

Ex deposito, lite Comune-Cat

Ex deposito, lite Comune-Cat

Un arbitrato per risolvere l’annosa questione degli affitti (quasi 300mila euro) di via Bassa Tambura

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MASSA

Litigano Comune e Cat Spa sull’area-deposito di via Bassa Tambura. L’azienda dei trasporti, che ora si è trasformata in Atn, ma che esiste ancora come società, chiede soldi all’amministrazione. Tanti soldi: 472mila euro e spiccioli per le “migliorie” apportate al deposito dei mezzi e all’area circostante, più un’ulteriore somma, da definire, come risarcimento per essere stato spogliato del bene immobile in modo illegittimo.

L’amministrazione comunale replica definendo del tutto infondate le richieste della società e argomentando che semmai era Cat a dovere cospicue somme al Comune. La querelle sarà risolta da un arbitrato davanti alla Camera di Commercio. Cat e Comune, cioè, affideranno a un arbitro terzo il compito di indicare, tramite un lodo, la soluzione della controversia.

La vicenda ha inizio nel 1995 quando il Comune di Massa aderisce al Consorzio apuano trasporti (ilCat, appunto, che poi diventerà una società per azioni) assieme agli altri Comuni della provincia. Ebbene, gli accordi prevedono che il Comune assegni l’area di via Bassa Tambura alCat, il quale Cat si assume tutti i costi – così prevede la convenzione tra le parti - di manutenzione, riammodernamento, ristrutturazione dell’immobile e a pagare un canone di affitto.

E qui la prima magagna: il contratto fra le parti per l’utilizzo dell’area non viene mai formalizzato. E, secondo il Comune, Cat non versa un euro (allora erano lire) per l’affitto.

Dieci anni dopo, nel 2005, l’amministrazione di Massa se ne accorge e sottopone al Cat, nel frattempo trasformatosi in Spa, un contratto di affitto, che parte dal 1996 e arriva al 2007. Nello stesso documento, la giunta comunale (sindaco era allora Fabrizio Neri) chiede 215mila euro di “pregresso”. La società del trasporto, però, non accetta. A quel punto, il sindaco Neri intima l’immediato rilascio dell’area e l’esecuzione coattiva degli affitti non pagati. Cosa che avviene nel febbraio del 2007, quando il Comune riprende possesso dell’area e l’anno successivo, quando, in occasione di un aumento di capitale sociale del Cat, decide che parte di quell’aumento, 292mila euro ( il totale degli affitti non pagati), sia “compensato”, cioè considerato già versato al Cat.

Secondo i legali della società di trasporto, tuttavia, le cose stanno in maniera diversa. Cat sostiene di avere messo in sicurezza e riqualificato l’area, con il consenso dell’ente proprietario, cioè il Comune, spendendo 744mila euro. E aggiunge che il canone per l’utilizzo dell’area lo ha pagato: in un’unica tranche mediante compensazione di crediti in sede di aumento di capitale. Cat non si ferma qui: abbiamo subìto un illegittimo spoglio ad opera dell’amministrazione comunale che ci ha costretto a riconsegnare anticipatamente il bene, spiegano i legali; e non abbiamo ricevuto alcun rimborso alle importanti migliorie dell’area.

Tesi contrapposte, insomma, inconciliabili.Tanto che il Cat ha chiesto un arbitro per risolvere la questione. E il Comune ha accettato.

Claudio Figaia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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