Il Tirreno

Cima in ottima salute e immune da tagli

di Fabrizio Palagi
Cima in ottima salute e immune da tagli

Il centro specializzato della Marina non solo conserverà gli attuali quadri di personale ma in futuro verrà potenziato

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AULLA

«La nostra struttura ha basi solide e perciò non rischia ridimensionamenti o riduzioni lavorative e quindi drastici tagli al personale. Inoltre, cosa non da poco, in un futuro non certo remoto ci saranno nuove assunzioni: tutto ciò dimostra la qualità del Centro interforze munizionamento avanzato, il Cima, appunto che, senza ombra di dubbio, si dimostra essere un polo di eccellenza per quanto concerne le realtà occupazionali della Lunigiana».

Il contrammiraglio Raffaele Di Crosta, direttore del grande stabilimento della Marina Militare che dissemina i suoi oltre 400 ettari di estensione sul territorio di tre Comuni (Aulla, Licciana Nardi e La Spezia), enumera con orgoglio ciò che è diventato il Cima, meglio conosciuto con il suo vecchio nome, Marimuni, diventato un centro altamente tecnologico a dispetto della funzione avuta ai tempi del suo insediamento risalente agli anni Sessanta.

Infatti la struttura militare era nata come deposito e polveriera, progettata nel periodo immediamente successivo alla fine della seconda guerra mondiale.

Ma da tempo non è più questa la funzione richiesta all’ex Marimuni, all’interno del quale vengono svolte operazioni altamente sofisticate nel campo della manutenzione e certificazione delle armi tipiche della Marina Militare, come missili, siluri e mine navali, da tempo dotate di congegni elettronici continuamente in evoluzione.

Molto lavoro, quindi e, di conseguenza, tanto impiego di personale, sia militare che civile, il tutto facente capo al ministero della Difesa.

Ed erano proprio in relazione alla forza lavoro utilizzata al Cima, le preoccupazioni registrate nei giorni scorsi quando da Roma è giunta la notizia di una notevole e ulteriore sforbiciata al personale militare e civile del ministero della Difesa.

Tagli in arrivo, è stata in pratica la parola d’ordine serpeggiata in tali ambienti, ma seccamente smentita dallo stesso contrammiraglio Di Crosta: «Il Cima dovrà semmai essere potenziato, non certo ridimensionato, dato che, oltre a essere l’unica grande realtà occupazionale di un territorio notoriamente denso di problemi come dimostra essere la Lunigiana, offre un alto livello di preparazione tecnica da parte del suo personale, continuamente alle prese con l’evoluzione della tecnologia elettronica, divenuta una componente indispensabile degli armamenti non solo navali, come appunto missili e siluri, ma anche del munizionamento di grosso calibro dell’Esercito. Possiamo dire con orgoglio di essere un polo produttivo di prim’ordine» conclude il direttore del Cima.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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