Sicurezza
«Dormo in grotta, non voglio fare la fine della povera Olga»
CARRARA «Vengo al Tirreno perché non voglio fare la fine della povera Olga»: a parlare è Umberto Barberis, 50 anni, di Marina di Carrara, alle spalle una storia difficilissima, ben conosciuta dai...
CARRARA
«Vengo al Tirreno perché non voglio fare la fine della povera Olga»: a parlare è Umberto Barberis, 50 anni, di Marina di Carrara, alle spalle una storia difficilissima, ben conosciuta dai servizi sociali che infatti gli passano un sussidio di 276 euro al mese. Ma adesso da una settimana il nostro concittadino dorme in una specie di grotta, ricavata nelle fondamenta dell’ex mercato alla Lugnola, uno spazio umido, disastrato. Si trova lì da quando è letteralmente fuggito dalla residenza assistita in Lunigiana in cui era stato sistemato: «Non potevo resistere, ero come recluso, ho visto cose inimmaginabili».
Muratore, imbarcato, marmista: «Ho fatto lavori di ogni tipo, sono rimasto ferito in un terribile incidente stradale da cui ho ereditato due placche con sei viti al collo, due viti alla gamba sinistra e due al mignolo. Mi hanno operato di un tumore alla testa: prima della malattia avevo due auto, un'Ape grossa, due scooter. Sono stato licenziato, ho dovuto vendere tutto mi sono trovato solo». Una costante, quella di essere solo: era un promettente giovane calciatore, andò all’Atalanta e alla Juve, ma ragazzino tornò indietro alla Portuale . E a 13 anni scappò di casa, rifugiandosi all'ex campo profughi.
Tante traversìe, difficolta, E oggi si trova disoccupato e costretto a vivere da barbone. Per fortuna che può fare un pasto alla mensa dei poveri. «Alla morte di mia madre, andai nella casa popolare che aveva, ma scoprii che era gravata da un monte di arretrati da pagare e l’ho dovuta lasciare. Da qui mi hanno mandato in una casa per anziani in centro città, prima mi hanno fatto firmare tre fogli in cui accettavo che non avrei potuto portare nessuno, nemmeno la mia compagna. Mentre firmavo, mi hanno fatto capire che è una pro forma, poi invece era tassativo; qualcuno ha fatto in modo che me ne dovessi andare via da lì, dicendo falsità nei miei confronti.Così mi hanno spedito in Lunigiana, ma per me era impossibile resistere, bisogna rispettare tassativamemte gli orari e ho visto cose, ripeto, incredibili. Ora eccomi senza alloggio, un barbone. Cosa devo fare? Forse andare in carcere, così almeno mangio e non dormo in una grotta?».
L’Idv: Olga, perdonaci.
«In questi giorni di fine inverno, quando tanta gente vive il rito della Quaresima e si prepara a celebrare la Santa Pasqua, e altrettanta gente si prepara a ricordare una data storica come quella dell'8 marzo, accade che, nella nostra città, una donna povera muore di fame e freddo portando via con sé un'altra vita innocente», scrive Galeano Fruzzetti dell’Idv: «Olga muore perchè nessuno si è preso cura di lei e della sua sofferenza, muore sola dentro una tenda e in un campo della periferia, muore perchè non è stato possibile nemmeno chiedere aiuto. Credo che sia semplicemente doveroso per tutti chiedere perdono a Olga, perdono per non averla vista».
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