Sicurezza
Un’altra tendopoli a Marina
Otto romeni, uomini e donne, vivono da mesi in mezzo ai rovi e ai rifiuti in via dei Corsi
CARRARA
Il giorno dopo la tragica morte di Olga Kogut, la 31enne ucraina incinta di sette mesi ritrovata priva di vita in un igloo di nylon nella zona industriale, accanto alla ex Ferroleghe, lo scandalo di un’altra tendopoli, in via dei Corsi a Marina.
E di altre otto persone, quattro uomini e due donne, tutti di origine romena, che si sono resi invisibili. Da più di otto mesi vivono in strada, nascosti nella macchia di vegetazione che costeggia il fiume, prima erano accampati lungo la ferrovia, accanto al centro Tuscania, ad Avenza. Poi c’era stato lo sgombero ordinato dal Comune: «Abbiamo perso ogni cosa, tutto è andato distrutto» dicono. E, poco dopo, hanno trovato un altro posto dove andare. Dove scomparire. Si erano nascosti bene. Dalla strada non si vede nulla. Ma alcuni residenti della zona hanno notato dei movimenti sospetti, soprattutto verso sera e hanno segnalato la cosa al consigliere provinciale e candidato sindaco per Identità Toscana, Cesare Micheloni. E’ lui che ci ha accompagnato alle tende.
Un’altra tendopoli a Marina
Per arrivare al loro accampamento bisogna parcheggiare in via Dei Corsi. Scavalcare una catena bassa, sopra c’è un cartello che recita: “Area videosorvegliata dal Comune, divieto di scarico”. Poi bisogna percorrere un breve tratto di sterrato, fra siringhe usate, preservativi e carta igienica sporca. Dopo una curva stretta si vedono le tende, a igloo come quella in cui è morta Olga. Una macchia di colore in un quadro di desolazione e degrado. Fuori ci sono sei persone, sedute con la schiena alla strada, in alcune seggioline di plastica. Dopo arriveranno anche altre due donne, molto più grandi. A parlare è una ragazza piccola e magra, con i capelli scuri raccolti in una coda di cavallo. Dimostra 15 anni, ma dice di averne 28. E di chiamarsi Maria. «Il cognome non ve lo dico - spiega - Quando stavo a Roma hanno provato a togliermi i figli, un maschio e una femmina: ora li ho fatti ritornare al mio paese, in Romania».
«Siamo qui da alcuni mesi - ci spiega Marina, fumando una sigaretta dietro l’altra - Il periodo più difficile è stato quello del grande freddo, poche settimane fa: ci mettevamo anche otto maglioni addosso, uno sull’altro, e poi ci si avvolgeva nelle coperte. Qualche sera abbiamo anche acceso un po’ di fuoco, correndo il rischio di essere visti».
Una situazione disperata. Ma, assicurano Maria e i suoi compagni di sventura, meglio dell’inferno che hanno vissuto prima. «In Romania noi vivevamo nelle campagne - raccontano - Una situazione di povertà estrema, non avevamo nulla.Si lavorava un po’ solo durante il raccolto del mais, poi si tirava avanti a stento. Erano più le volte che non si mangiava, e non si aveva neppure la legna da accendere il fuoco. Noi alla vita difficile ci siamo abituati».
Ha lo sguardo fiero Maria. Si preoccupa solo di un nuovo sgombero. «Noi vorremo solo un posto dove vivere con le roulotte, ma tutti insieme, non gli uomini da una parte e le donne dall’altra - dice - CI hanno già mandato via dalla ferrovia, ma nessuno ci ha dato una mano. Trovare un lavoro per noi è impossibile: solo lavori saltuari, qualche giardino da pulire, altre piccole faccende. Ma sempre in nero. Poi, quando proviamo solo a chiedere un alloggio in affitto ci chiedono o ci mandano via o ci chiedono anche 5mila euro di cauzione. Meglio stare qui. Non ci sono bambini, siamo adulti, noi ce la facciamo a tirare avanti».
Arrivano i vigili e la polizia
A chiamare le forze dell’ordine è stato il consigliere Cesare Micheloni: «Non potete stare qui, è pericoloso, soprattutto per voi. Il Comune ora deve monitorare il territorio per capire se ci sono altre situazioni di questo genere. E deve dare delle risposte».
E così, nel tardo pomeriggio in via dei Corsi sono arrivati i vigilie la polizia. Hanno chiesto i documenti a tutti coloro che erano nella tendopoli e che non sono scappati. Loro erano rimasti lì, ad attendere le forze dell’ordine. E’ stato fatto un verbale, per oggi sono attesi i provvedimenti. «So bene che ci sono tanti carraresi in difficoltà ed è giusto che abbiano la priorità - conclude il consigliere Micheloni -Ma non possiamo tollerare, nel 2012, situazioni di questo genere. La disperazione ha già stroncato una vita, non vogliamo altre vittime».
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