Il dolore
Ma ora serve la sterzata
MASSIMO BRAGLIA Un magone indicibile, un'angoscia dentro, ma anche rabbia sorda, indignazione: difficile spiegare con le parole le sensazioni, i sentimenti provocati dall'enorme tragedia di una...
MASSIMO BRAGLIA
Un magone indicibile, un'angoscia dentro, ma anche rabbia sorda, indignazione: difficile spiegare con le parole le sensazioni, i sentimenti provocati dall'enorme tragedia di una giovane mamma di 31 anni, in gravidanza, che si nasconde in una tenda, accudita solo dal compagno disoccupato. Saperli lì, abbracciati, nel tentativo inutile di scaldarsi dal gelo polare delle scorse settimane: un pensiero che non si riesce a scacciare dalla mente. Morire di freddo, con in grembo una creatura, deve essere però una scudisciata, una sferzata per tutta la città, e costringere con forza a ripensare un'ordine di priorità a cui nessuno può sfuggire, in primis la politica impegnata nella campagna elettorale.
Al netto delle considerazioni d'obbligo, e cioè che Carrara fa già molto nel sociale e che la povera Olga era in quelle condizioni disperate anche per un atteggiamento volontario che a noi resta incomprensibile (chiunque di noi in condizioni simili avrebbe chiesto protezione e aiuto, nel nome dell'italico "chi non piange non puppa"), vi sono delle valutazioni altrettanto d'obbligo. Il pensiero corre subito alle sacche di privilegi e di sprechi a cui mettere mano in fretta: ad esempio, dal 1° gennaio 2008 e a tutt'oggi, un ristretto gruppo di imprenditori escava marmo del valore medio di almeno mille euro la tonnellata, e versa al Comune un tributo di 13,50 euro la tonnellata. Quanto si potrebbe recuperare? Il sindaco assicura che siamo in dirittura d'arrivo per un nuovo quadro tariffario, bene, si acceleri davvero e si faccia pagare il giusto.
Caso Area: da una ventina d'anni, una società a maggioranza pubblica è di fatto al servizio del socio privato, la Porto Spa. Un bene del valore di almeno 30 milioni congelato, senza vantaggi finanziari per il pubblico; da anni si parla di venderlo, ma è ancora tutto sulla carta. Sarà il caso di accelerare, recuperare una dozzina di milioni (la quota del 36% di Carrara) e pensare ad incentivare politiche sociali e di sviluppo. Gli sprechi del Cermec li conosciamo, sono argomento di procura, ma anche nella macchina comunale e nei "doppioni" c'è molto da incidere: di servizi sociali si occupano sia il Comune che la società partecipata Apuafarma, i dipendenti comunali e affini di Carrara sono quasi 200 in più rispetto a Massa e costano quattro milioni in più (denuncia della Destra, ancora non confutata ufficialmente dall'amministrazione carrarese). Nel programma il sindaco ha annunciato che cercherà di ridurre le quattro società partecipate da quattro a due: l'annuncio non basta, deve essere fatto, con un taglio dei cda, dei collegi sindacali, delle spese superflue. Il servizio sociale e le farmacie possono essere benissimo gestiti in house; la Progetto Carrara dopo la fine della via dei Marmi, che senso ha?
La tragica morte di Olga non deve spingerci a processi sommari o a frettolose guerre del tutti contro tutti. Non sarebbe serio e per fortuna non ci sono i presupposti. Ma il cambio di marcia, deciso, quello sì, ci vuole: chi difende rendite di posizione o ha atteggiamenti di retroguardia non può e non deve avere diritto di cittadinanza, la prospettiva di solidarietà diffusa - ma anche di sviluppo, ogni euro risparmiato deve essere reinvestito per aiutare i deboli e per favorire posti di lavoro, altra grande emergenza - deve davvero diventare terreno comune di confronto e di stimolo. Indietro non si torna, la memoria di Olga e il futuro di noi carraresi lo impongono.
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