Sicurezza
Giubilaro: l’inchiesta sull’Asl si allarga
Il procuratore capo: sui bilanci c’è stata una gestione scorretta, ma adesso apriamo un nuovo capitolo
CARRARA
«L’inchiesta sull’Asl continua, è tutt’altro che chiusa, anzi potrei affermare che è apertissima. Stiamo acquisendo atti e documenti per verificare altri fatti e altre posizioni. Si è concluso solo il capitolo che riguarda il buco di bilancio dell’azienda: i consulenti ci hanno consegnato le relazioni, io e il collega Dello Iacono le stiamo esaminando. La conclusione è vicina, questione di giorni, al massimo di settimane».
A fare il punto sull’inchiesta-terremoto che ha scosso dal profondo la sanità apuana è il procuratore capo Aldo Giubilaro. Che parla di Asl, e non solo: la sua è una riflessione a cuore aperto che tocca nervi scoperti del territorio, dalla sanità, appunto, all’alluvione di Aulla, fino allo scoppio del metanodotto a Tresana. Ma Giubilaro affronta anche tanti altri temi: dal filo diretto che ha aperto con i cittadini, attraverso il ricevimento del giovedì, che il procuratore capo ha istituito subito dopo l’insediamento, fino alla polemica per le dichiarazioni al vetriolo contro il tribunale di Massa del pm di Torino Valerio Longi, nell’ambito della requisitoria del processo per il caso Iraq (quello in cui sono stati condannati, in primo grado, l’imprenditore del marmo Paolo Dazzi, la moglie, ed ex giudice Laura Donatiello e gli avvocati del foro carrarese Rinaldo Reboa e Giancarlo Lattanzi).
L’inchiesta sull’Asl
«I consulenti hanno già depositato tutto. Quello dell’Asl è un quadro complesso, non si possono fare le cose mordi e fuggi, ci sono un mare di atti, di voci da valutare. Ma siamo alla fine, è davvero questioni di giorni».
E’ questo lo stato dell’arte, tracciato dal procuratore Aldo Giubilaro, della maxi inchiesta sul buco di bilancio dell’Asl, costato la “testa” all’ex direttore generale Antonio Delvino e le cui ripercussioni (in termini di giro di vite e tagli) si stanno pagando anche nella gestione di Maria Teresa De Lauretis.
«Quello che è emerso, e la cosa di cui fin da ora si può parlare - spiega Giubilaro - è che c’è stata, di sicuro, una gestione non corretta dell’azienda».
E il procuratore tocca direttamente la questione dei bilanci finiti al centro delle indagini: «Che ci siano state delle alterazioni è fuori di dubbio. E ci sono delle responsabilità».
Affermazioni importanti. Giubilaro si sbilancia e fa capire che le conclusioni dell’inchiesta, attesi in tempi davvero stretti - assicura - non saranno certo indolori. Anzi sembra proprio che una serie di responsabilità sarebbero già state individuate.
E il lavoro della Procura non si ferma. Quello dei bilanci è solo un capitolo dell’intera vicenda che ha scosso la sanità apuana.Non è un caso che, nei giorni scorsi, ci sia stato il blitz dei carabinieri negli ospedali di Pontremoli e Fivizzano, proprio per acquisire nuova documentazione. Seguendo, svela adesso il procuratore capo, degli imput precisi, proprio quelli che potrebbero portare a breve a nuovi coinvolgimenti e a un nuovo capitolo sulla vicenda Asl.
«Quello che questo ufficio eviterà è di accertare tutto su tutti - precisa Giubilaro - In quel modo, infatti, si dilatano i tempi e si rischia di creare i processi “mostri” che non arrivano a conclusione.
La mia filosofia è quella di distinguere le posizioni chiare impacchettarle e stralciarle, e poi guardare avanti».
Il filo diretto con i cittadini
E’ una delle innovazioni che ha portato in Procura. Il giovedì il procuratore capo riceve i cittadini, fuori dal suo ufficio, c’è la fila. «I casi che mi sottopongono sono tanti - spiega Giubilaro - c’è chi deve subire le angherie di un vicino arrogante, quello a cui hanno rubato la macchina, l’anziano scippato. Umanamente mi sento coinvolto da queste vicende: credo che il nostro obiettivo sia quello di tutelare i deboli, coloro che hanno subito ingiustizie. Ma troppo spesso, per mancanza di mezzi e risorse, ci si può concentrare solo sui casi grossi, a me interessa anche il vissuto della gente, e la risposta c’è: ormai il giovedì il tempo non basta più per ascoltare tutti».
Le accuse al tribunale
Le parole del collega pm di Torino, che, durante il processo per il caso Iraq, ha sparato a zero sul tribunale di Massa, auspicandone la chiusura, hanno suscitato tante polemiche, e tanti commenti. Adesso è il procuratore capo a darne la sua chiave di lettura.
«Non voglio assolutamente entrare nel merito di quella vicenda giudiziaria delicatissiDal punto di vista del processo, a parte i toni esagerati, il pm ha fatto il suo, nell’impeto di una requisitoria ci può stare - spiega - Quello che non condivido è la generalizzazione: in tribunale c’è tanta gente che lavora seriamente, che si dà una gran daffare e che si sarà sentita colpita dalle parole del collega torinese. Colpire tutti, seppure nell’abito di un’accesa requisitoria non va bene. E’ questo l’aspetto che non mi sento di condividere».
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