Gioco
Circoli di studio, il futuro è incerto
Quasi 1.600 persone coinvolte dal 2005 ma ora il nodo è che dovranno essere rifinanziati
AULLA
«Un'occasione di aggregazione e di condivisione, che offre la possibilità alle persone che hanno animato i Circoli di studio di mettere in pratica progetti di piccola impresa». Così definisce i Circoli di studio Marusca Bonini, assessore all'istruzione e alla formazione dell'Unione di Comuni montana della Lunigiana, la quale ha partecipato ieri mattina al seminario finale che conclude il percorso dei Circoli di studio 2011/2012.
Cinque edizioni si sono già svolte dei Circoli di studio, che hanno coinvolto mille e 573 persone dal 2005, e ora l'auspicio dell'Unione di Comuni è che la Regione Toscana
possa nuovamente finanziarli. «Si è trattato di uno strumento utile affinché possano essere recuperate e preservate le nostre tradizioni, ma non solo, e pensiamo che un tema per il futuro - ha proseguito Bonini - possa essere costituito dall'integrazione e dal rapporto permanente fra le generazioni, nell'ottica dell'invecchiamento attivo perorato dall'Unione Europea».
Al seminario ha partecipato anche Wanda Pezzi, consulente risorse umane e organizzazione dell'agenzia formativa Ial Toscana, che ha curato l'attuazione dei Circoli di studio sul territorio. Pezzi ha fatto notare che i Circoli di studio sono un fenomeno prevalentemente femminile, visto che il 67% dei partecipanti sono state donne, pur essendosi accorciato il divario con gli uomini durante l'ultima edizione, ed ha sottolineato la loro importanza come strumento di formazione permanente. Facendo riferimento, in particolare, all'edizione 2011/2012, la consulente ha precisato che sono stati attivati quaranta Circoli di studio, di cui ventiquattro destinati a semplici cittadini e sedici a lavoratori. Per quanto concerne i progetti imprenditoriali, i temi trattati miravano prevalentemente ad acquisire le competenze imprenditoriali per la valorizzazione della cultura (sagre e tradizioni della Lunigiana) e per la valorizzazione e la trasformazione dei prodotti tipici ai fini dello sviluppo di un'economia turistica, mentre per quanto riguarda la cultura del lavoro, i temi trattati erano inerenti la conoscenza della storia (ricamo, cucina...) e dei prodotti (olio, vino, mela... ) della Lunigiana per finalizzarli ad un'opportunità lavorativa (creazione di lavoro autonomo o trasmissione di saperi ai giovani per crearsi un'opportunità di lavoro).
Numerosi anche i temi dei Circoli di studio animati dai lavoratori. (g.u.)
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