La protesta
«Porteremo a Visco le mille chiavi delle nostre aziende»
Sodini (Cna): «Le banche non fanno credito e qui il denaro costa due punti di più che in altre Province vicine»
MASSA
«La prossima volta le chiavi le portiamo al Governatore della Banca d'Italia Visco: così non si può andare avanti. Con le banche bevi o affoghi. Non c'è più concorrenza, sono un cartello e fanno pagare il denaro quanto vogliono. Ora però vi racconto questa…». Abbiamo toccato un nervo scoperto quando parliamo con il presidente di Cna Dino Sodini.Sodini, imprenditore prima che presidente di una delle più importanti associazioni locali, è stato uno dei principali promotori della grande mobilitazione delle associazioni di categoria in Camera di Commercio, uno che certo non è abituato a mandarle a dire.
«Sono qui con un imprenditore, proprio ora guarda - racconta - mi sta raccontando l'assurdo. Ha un'impresa da trent'anni, sana. Per uno scoperto di 3 mila euro causato da insoluti su un fido da 40 mila euro una nota banca del territorio gli ha bloccato il conto. Ha fatto anche una figuraccia: la carta di credito è stata bloccata e non ha potuto pagare gli attrezzi per l'azienda. Fino a che non rientra ha il conto bloccato. Ma l'assurdo è che quell'azienda ha in un altro conto, nella stessa banca, con 50 mila euro all'attivo: gli hanno bloccato lo stesso il fido. Penso a chi quei 50 mila euro su un altro conto non li ha e non ha possibilità di rientrare: devono far riflettere situazioni come queste. Non passa giorno senza sentire storie così: ne ho decine da raccontare».
Le imprese, questo il senso, sono ostaggio delle banche e degli istituti di credito. Se non pagano, se non hanno garanzie adeguate ed impegnano "l'anima", gli artigiani e le pmi sono destinati all'inevitabile chiusura. «Non conta più chi sei e cosa hai fatto, e cosa vuoi e puoi fare - spiega - conta solo quello che hai in quel momento». Il flop della cessione di credito garantito, toccata anche nel corso dell'incontro in Prefettura, è l'ennesima prova. «Le banche non si fidano più delle imprese, e forse, nemmeno più delle amministrazioni comunali mi viene da pensare. Il caso Erre Erre e Cermec sono ancora molto freschi. In quel caso si parla di aziende municipalizzate che avrebbero dovuto essere una garanzia, e non di imprese private. Il risultato? Le imprese che avevano scontato le fatture portandole alle banche sono rimaste ingabbiate e danneggiate perché quei soldi dovranno restituirli. Le banche, di contro, non si fidano più nemmeno del pubblico. Gli istituti di credito non ci stanno facendo una bella figura con le imprese e con le famiglie. Non possono continuare a dire che non è vero che hanno stretto i rubinetti e che erogano credito. Si, magari lo fanno, ma a che condizioni? Il vero problema è che è diventato un rapporto a senso unico».
Sodini punta il dito contro le fusioni che hanno «aumentato il numero di sportelli ma concentrato il potere delle banche in pochi grandi gruppi» che controllano il mercato del denaro. «A Massa Carrara paghiamo il denaro due punti in più rispetto ad altre province - analizza - gli imprenditori seri sono costretti a pagare il denaro quando e alle stesse condizioni di un imprenditore poco serio».Ma non ci sono solo le banche ad incastrare le imprese in un meccanismo infernale: "gli insoluti si moltiplicano a dismisura - spiega Sodini - ma in Italia se fallisci e non paghi i tuoi debiti non vai in galera. Al contrario puoi aprire una nuova partita iva e ripartire. Questa crisi ci sta facendo tornare tutti nella jungla. Ma chi è il Re della Foresta? Lo chiederemo a Visco con altre 1000 nuove chiavi il prossimo anno…».(p.l.)
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