Il Tirreno

«Bagni aperti 12 mesi e il lungomare chiuso al traffico»

di Melania Carnevali
«Bagni aperti 12 mesi e il lungomare chiuso al traffico»

Emanuele Panconi (associazione Compagnia del Mare) illustra idee e progetti dei balneari per il Piano dell’arenile

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MASSA

Parlare di spiaggia non significa solo erosione, ripascimento o aste.

Un altro tema si sta imponendo all’attenzione dell’opinione pubblica, quello del piano dell’arenile. Per intenderci: l’insieme di regole che sanciscono la forma, l’urbanizzazione e l’estetica del litorale.

Il piano regolatore vigente, infatti, è collegato alla legge 18/8/42. Da allora sono state fatte due varianti, una nel ’92 e una nel ’98, ma il piano è sempre lo stesso. Tra i balneari è nata l’esigenza di un cambiamento. Riviera Apuana la prossima settimana incontrerà l’amministrazione comunale per confrontarsi su idee e progetti. Noi, nel frattempo, abbiamo parlato di piano dell’arenile con Emanuele Panconi, della Compagnia del Mare.

Cos’è che non va del litorale e del piano dell’arenile? «Non è possibile che una zona di mare non si sia modernizzata per decenni. Noi siamo in competizione con vicini di casa altamente qualificati, come il Forte dei Marmi, ma mentre loro vanno avanti e sono all’avanguardia, noi rimaniamo fermi. Modernizzazione, anzitutto.

Ad esempio il vecchio piano non permette di coprire la piscina con una struttura rimovibile, se lo permettesse - spiega Panconi - si potrebbe aprire lo stabilimento anche nelle stagioni meno calde. E ancora: perchè non si possono mettere le docce dentro le cabine? Ci sono troppi limiti che non permettono al litorale di fare un salto di qualità.

Poi sarebbe bello garantire uniformità al litorale, da Marina di Carrara a Viareggio. Vista dall’alto la costa è un vero e proprio golfo.

Cosa intende per uniformità, stabilimenti tutti uguali?
«No, non proprio. Non dovrebbero essere tutti uguali, ma rispettare una linea caratteristica comune. Ad esempio tutte le cabine dovrebbero essere disposte nello stesso modo, le recinzioni realizzate con lo stesso materiale, con doghe e colori simili. Insomma, garantire una identità alla costa, anche per contraddistinguerla rispetto ad altri litorali.

Lei parla di cabine, non vanno bene come sono adesso?
«Ora - spiega Panconi - sono disposte seconda una struttura romana, ossia lungo un perimetro rettangolare, all’interno del quale sorge la casina del bar. Sarebbe bello, invece, tornare al progetto degli albori, quello che prevede che le cabine siano collocate su due linee parallele, perpendicolari al mare, in modo che passeggiando lungomare si possa vedere la spiaggia. Ora dalla strada si vede il parcheggio. Ancora meglio poi sarebbe se il lungomare venisse chiuso al traffico e se, al posto dei parcheggi, fossero piantati dei pini. Così, i bambini e gli anziani che non possono stare tutto il giorno in spiaggia potrebbero riposarsi al fresco. Poi, cosa molto importante, si diminuirebbe l’inquinamento acustico e atmosferico.

E i parcheggi?
«Ci sono tanti posti in fondo ad ogni viale. Bisognerebbe incentivare l’uso della bicicletta. Magari, ogni stabilimento, potrebbe dotarsi di pensiline con bici elettriche.

Una modernizzazione verde quindi, ma non le sembra un’utopia pensare ad una pineta al posto del lungomare?
«Certo, questo è solo un ideale. L’esigenza è avere un nuovo piano regolatore che miri alla modernizzazione e all’abbellimento. Però il tutto dovrà nascere da una collaborazione fra le parti. Bisognerà confrontarci e trovare soluzioni approvate all’unanimità».

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