Finanza
«Per lavorare mi sono rovinato»
L’0dissea di Ivan: era prestanome di un’azienda poi fallita, ora deve sborsare 390mila euro
CARRARA
Il miraggio di un posto fisso lo ha trascinato in un incubo. Lui, Ivan Pastine, 38 anni e mezzo, orfano, nullatenente e invalido, aveva visto in quel ruolo di prestanome, per un’azienda di smaltimento di rifiuti edili nel comune di Fosdinovo, la grande occasione per sistemarsi. Dopo due anni da prestanome, a 850 euro al mese, gli avevano promesso l’assunzione, come operaio. Ma invece quella ditta è fallita.Elui, dopo qualche anno, ha cominciato a vendersi recapitare cartelle erariali. Una dopo l’altra, per 390mila euro. Ha sporto denuncia per truffa nei confronti degli ex datori di lavoro: ma per la giustizia era troppo tardi, per difetto di querela il giudice in primo grado (al tribunale di Carrara) li aveva assolti. E ora la sentenza è stata confermata anche in appello. Così, lo stipendio di mille euro, per un lavoro (questa volta vero) che Ivan ha appena trovato in Arsenale alla Spezia, gli verrà pignorato di un quinto. Per tutta la vita: «Ma per pagare tutti quei soldi - dice Ivan - di vite mi ce ne vorrebbero due o tre». Ivan non si perde d’animo: ringrazia i suoi legali, Antonio Scarano e Luca Pezzica e annuncia che stanno valutando di ricorrere in Cassazione. La sua battaglia, insomma continua.
La vicenda Ivan Pastine era stato assunto nel 2002 con un ruolo preciso (riconosciuto per legge) di prestanome: come presidente di un'azienda per lo smaltimento di rifiuti edili nel comune di Fosdinovo. La ditta dopo un paio d’anni fallisce ma lui, Pastine, comincia a ricevere richieste di pagamento e cartelle erariali per oltre 390mila euro. E si è trovato alle prese anche con due procedimenti penali intentati dai dipendenti dell'azienda per mancato versamento dei contributi Inps.
La vicenda è finita davanti al giudice: Ivan Pastine ha denunciato i suoi ex datori di lavoro per truffa e falso in scrittura privata. Ma, per difetto di querela in primo e secondo grado è stato stabilito di non doversi procedere.
Ma Ivan Pastine è deciso ad andare avanti, a continuare la battaglia legale e, soprattutto, ad avere giustizia.
Perché, racconta: «Questa vicenda mi ha sconvolto la vita. Avevo accettato quell’incarico di prestanome sperando in un lavoro vero: ma quello non è mai arrivato, solo cartelle da pagare e tanti guai».
«Quando ho visto che mi chiedevano oltre 390mila euro - conclude - ho capito di essere finito in una spirale. Una storia che mi auguro non capiti a nessun altro, anche se a volte la disperazione, per non avere un lavoro è davvero grande e si finsice per accettare di tutto». Adesso Ivan un lavoro ce l’ha. E anche uno stipendio, ma un quinto gli servirà per pagare i debiti.
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