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Credito alle imprese Le banche snobbano le garanzie comunali

MASSA Persino la canzone vincitrice di Sanremo parla di crisi, di lavoro che non c’è, della difficoltà di tirare avanti. Emma docet. E il sindaco della città dei fiori ha poi colto al balzo l’occasion...

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MASSA

Persino la canzone vincitrice di Sanremo parla di crisi, di lavoro che non c’è, della difficoltà di tirare avanti. Emma docet. E il sindaco della città dei fiori ha poi colto al balzo l’occasione della platea televisiva per invitare il premier Monti a rivedere il patto di stabilità che ingessa i Comuni, specie quelli virtuosi, impedendo di pagare ditte e fornitori in tempi decenti, e comunque utili alla sopravvivenza delle imprese

Un appello condiviso a distanza anche dall’assessore al bilancio Alessandro Volpi. Che però, concretamente, punta anche l’indice sul sitema bancario. Che non aiuta

«Il Comune ha vincoli stretti, strettissimi, e i pagamenti avvengono al rallentatore per quanto riguarda gli interventi in conto capitale, i lavori fatti con gli investimenti. Stiamo pagando il 2011, pensiamo di arrivare ai sei mesi, ma è comunque un lasso di tempo troppo lungo per le imprese. L’aiuto potrebbe e dovrebbe arrivare dalle banche per questo tipo di credito».

Come, assessore? «Con una operazione garantita di cessione del credito. Il Comune , e come noi anche Carrara, Montignoso e altri municipalità della Lunigiana, è pronto a garantire tempi e modi di pagamenti alle banche. Queste devono anticipare la cifra dovuta dal comune alle ditte a fronte dell certificazione del Comune. A livello regionale l’accordo è andato in porto anche se gli istituti di credito erano e sono pochi. Qui, a livello provinciale quello stesso accordo è andato deserto: le banche non ci stanno. Insisteremo. Le garanzie, anche sui costi della cessione del credito, se li è persino accollati la Camera di Commercio».

Banche timorose dunque. Che concedono poco credito diretto alle aziende e che non vedono di buon occhio nemmeno le garanzie dei Comuni per i debiti da loro dovuti verso le aziende. «Eppure le sofferenza delle banche sono in aumento e con questo accordo invece potremmo alimentare con soldi freschi le aziende e quindi un circuito virtuoso»

Assessore, le aziende però hanno chiesto al Comune di violare il patto di stabilità, come ha fatto Fassino...

«Non possiamo farlo per diversi motivi. Ne cito due. La violazione del patto, comporta minori trasferimenti dello Stato al Comune per un pari importo. E se pensate che negli ultimi due anni abbiamo già subito un taglio di quasi 4 milioni di euro, uno sforamento metterebbe a repentaglio i servizi. Secondo, la violazione del patto di stabilità vuol dire stop a qualsiasi investimento sull’anno successivo: in sostanza un blocco dei lavori pubblici. Che nessuno, credo, voglia».

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