Lutto
Disoccupati in fila per chiedere all’Inps duplicati del cedolino
Ritardi nella consegna dell’originale. «Le Poste non c’entrano: la toponomastica è sbagliata»
MASSA
«Già non ho un lavoro, almeno potrebbero avere la cortesia di non farmi sprecare la benzina per venire fino qui!».
Ironizza così un signore allo sportello dell’Inps mentre ritira il cedolino che gli serve per riscuotere la disoccupazione. Il cedolino doveva arrivargli a casa, ma non è arrivato. E, come a lui, neanche a tanti altri disoccupati.
Ed è così che avere l’indennità diventa un calvario. Il 13 di ogni mese, infatti, il disoccupato dovrebbe ricevere a casa il comunicato per poter ritirare i soldi agli sportelli delle poste, ma, spesso, questo non succede.
Il cedolino non viene recapitato, viene recapitato in ritardo o viene recapitato alla persona sbagliata. Così, il disoccupato si deve recare direttamente all’Inps e, dopo file e lamentale, avrà il cedolino. Questo però, oltre al disagio provocato ai lavoratori (che già si trovano in una situazione disagiata), implica un doppio lavoro per gli addetti dell’Inps, che dovranno ristampare ogni singolo cedolino (già inviato tramite le poste) e, magari, beccarsi le (comprensibili) lamentele dei disoccupati.
Di chi è la colpa? Secondo L’inps il problema sussiste da tempo. Da quando, cioè, le Poste Italiane si sono rinnovate e “modernizzate”, puntando sulla via telematica e tagliando sul personale porta a porta, ossia sui postini.
«Una volta – spiega la responsabile dell’Inps di Massa –avevamo il postino che ci veniva a prendere direttamente la posta e la recapitava immediatamente. Ora questo servizio sembra essersi perso».
Le Poste sembrano andare quindi nel caos in quello che dovrebbe essere il loro principale servizio: la consegna della posta. Ma le poste si difendono e rispediscono il colpo al mittente.
«Noi- spiega Giuseppe Baldi referente della Cgil alle poste – non abbiamo ricevuto lamentele da parte dei dipendenti sul carico di lavoro, quindi vuol dire che il problema di mancanza di personale non sussiste. Il centro di smistamento di via Carducci (dove arriva tutta la posta che poi viene smistata nel comune), infatti, copre 49 zone nel territorio per un totale di 67 postini. Poi, se gira per il magazzino di smistamento vedrà che non ci sono lettere abbandonate a sé stesse, ma è tutto ben organizzato».
Nessun problema di personale o disorganizzazione, quindi, all’interno delle Poste. Il ritardo o la mancata consegna dei cedolini sembra dipendere piuttosto da un problema di nomenclatura: indirizzi non aggiornati, numeri civici inesistenti, nomi sbagliati.
Il destinatario non si trova e molta posta, quindi, torna indietro.
«L’unico problema che abbiamo riscontrato nel recapito della posta, e quindi tra questa ci possono essere anche i cedolini per l’indennità – continua Baldi – sono gli indirizzi sbagliati. I postini più anziani, che ormai conoscono i destinatari anche senza bisogno dell’indirizzo, lo recapitano comunque, ma quelli nuovi non riescono a farlo. Questa, però, non è colpa delle poste, ma del mittente».
Insomma, che la colpa sia dell’Inps o delle Poste, il risultato non cambia: molti cedolini non arrivano a destinazione e i disoccupati finiscono col trovarsi fra l’incudine della mancanza del lavoro e il martello di non poter riscuotere l’indennità con puntualità. E magari di sorbirsi una fila per chiedere un duplicato
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